google plus – impressioni da dentro

Giusto 3 parole su Google plus:

  • apparentemente è una delusione,
  • in realtà è una rivoluzione più radicale del previsto.
  • che ci metterà più tempo del previsto ad avere un impatto…

le apparenze:

  • appena ti arriva l’invito e ti iscrivi ti chiedono se vuoi ricevere pubblicità targettizzata, il checkbox è ON di default, quindi probabilmente una marea di gente lo lascerà com’è per paura di rompere qualcosa.
  • è molto simile a Facebook (a parte l’interfaccia coi cerchi che ricorda Achmet)

la rivoluzione:

  • basta fare la prima ricerca all’interno di plus (sezione sparks) per capire che i risultati hanno una qualità mai vista prima… e ogni risultato è ordinato con un algoritmo di posizionamento che bilancia importanza e recentezza (un po’ come vediamo da tempo su google news).
  • il tool di bugreport è straordinario: ti mette un layer draggabile col mouse per selezionare in place il punto della schermata in cui c’è il problema (e immagino sarà altrettanto spettacolare il backend)

Vi metto il video di Sparks perchè secondo me è il motivo per cui userò davvero GPlus.

PS… e dopo 5 anni dalla prima edizione di WordPress, anche Google parla di FOAF con le API del social Graph 🙂

PPS… Paul Adams ha svelato il mini gossip, lavorava a Google sullo sviluppo di Plus, prima di passare a Facebook (e ricordo che non è per niente sicuro che esistano gli influencers, anzi ipotizza l’esistenza dei micro gruppi connessi per lo stesso ruolo relativo all’influenza) delle moltitudini ne parlavo con Napo ad aprile dell’anno scorso, se me lo permette pubblico l’intera discussione.

Micidiale comunque la convergenza tra sociale e ricerca, non l’avrei mai previsto, in tempi così rapidi! La SERP già oggi presenta i vari rel=”author” con link ai google profiles (recentemente inglobati dentro Plus), il primo vero impatto dei microformati/RDF/XFN trasforma la SERP in un elenco di link e volti… e la faccia farà da credenziale per il clickthrough? Come quando entri al bar solo se la cameriera è carina?

Update: ovviamente c’è già chi specula sul fatto che il comportamento degli utenti (anche su google plus?) potrà essere usato come segnale per i prossimi algoritmi.

Il limite della sincerità e trasparenza, quando la tecnologia ti ingloba nel network, e i soldi li tengono loro

Faccio questo post in tutta fretta anche se avrei cose più importanti da fare (come finire il lavoro per lo studio dentistico, telefonare alla mia ragazza, fare la doccia per essere presentabile stasera, dire a mia nonna, mia mamma, mio papà e alle mie sorelle che li amo tanto, e cosi via…) perchè mi è appena capitata un’epifania di quelle che ti fanno vedere il futuro. Sai quando ci sono dei piccoli pezzi di futuro già nel quotidiano.

facebook ingloba gli altri siti internet

Facebook tiene dentro gli altri siti e ne ingloba anche il traffico

Stranamente oggi non ho fatto “apri in nuova finestra” cliccando sul link “view on FriendFeed” presente nella mia bacheca di Facebook, per leggere la segnalazione di Fabio, che sul suo Facebook ha caricato un feed del suo Friendfeed che caricava un suo bookmark del suo Delicious (lo stesso delicious che minacciavano di chiudere).

Insomma ho fatto come l’utente medio, ho cliccato sul post di Fabio nella mia homepage personale di Facebook (dato che siccome sto seguendo i dettami di questo fantastico libro sui social network reali, ho ridotto tutti i miei contatti facebook a meno di 150 e ora magicamente riesco anche a leggere cose che mi interessano nel mio feed di facebook!) per leggerlo, ho visto che si trattava di un feed di FriendFeed e volevo andare direttamente al sito segnalato da Fabio a leggere il contenuto, e invece Facebook che fa? Mi tiene dentro, con un I-frame. Siccome avevo già i cookie settati, mi sono anche già trovato loggato (perchè anche io sono iscritto a friendfeed).

Un senso di stupore per una cosa che una persona qualsiasi avrebbe considerato “normale” ha fatto si che il mio orgoglio nerd si risvegliasse tutto di colpo, e ho detto no, butta da parte tutto il resto del mondo, questo lo devi dire sul blog. Qualcuno su internet sta sbagliando!

Lascio a voi ogni discussione sulla pericolosità di un network da 550+ milioni di utenti in crescita che decide di inglobare gli altri siti internet senza segnalarlo chiaramente agli utenti.

link apps facebook

come facebook “segnala” i siti esterni collegati tramite apps

Secondo facebook, un mouse hover che punta ad un url apps.facebook.com e la scritta “guardalo su FriendFeed” sono abbastanza perchè gli utenti capiscano che si sta uscendo da facebook per andare su un altro sito. Ovviamente non è abbastanza, visto che i metodi tecnici per dire agli utenti dove e come stanno cliccando ci sono da anni, basta applicarli.

è roba mia ci faccio quel che voglio

Stefano mi fa notare giustamente che FrienFeed è stato comprato da Facebook, questo potrebbe sembrare una giustificazione adeguata per embeddarlo senza particolari avvisi agli utenti.

al di la della proprietà, io lo vedo come un “sito esterno” fagocitato dal network. Il browser dell’utente sta uscendo dal dominio di facebook e loro non ti avvisano.

è come se entri alle poste, e ti teletrasportano dal fruttivendolo senza dirti niente. a me personalmente girerebbero le palle, anche se il fruttivendolo fosse stato comprato dalle poste.

in più gli utenti di facebook sono abituati al walled garden, e a considerare i contenuti dentro facebook come visibili solo quando loggati. Friendfeed è stato popolato da migliaia di utenti che hanno scelto di pubblicare tutti i loro contenuti liberamente disponibili sul web. Un utente “normale” potrebbe anche gradire questi contenuti e accedervi da dentro facebook perchè cliccando sul link e non venendo aperta una nuova finestra, si ha la sensazione che quei contenuti siano solo “dentro facebook”.

è come se a un certo punto tutti gli utenti dovessero entrare in banca per andare dal fruttivendolo, solo perchè la banca ha comprato il fruttivendolo.

invece è essenziale dire agli utenti dove stanno andando coi tuoi link

Parto con un esempio che mi farà odiare:

oggi quasi tutti quelli che fanno soldi con l’affiliazione stanno usando link “mascherati” con dei redirect su pagine del loro server verso url esterni per fare in modo che i visitatori più sgamati non si accorgano che li si sta mandando altrove, fuori dal loro sito, e per fare in modo che gli stessi visitatori non si accorgano dell’url affiliato, che tipicamente punta ad un sito che registra le visite, e terrà traccia delle vendite provenienti dai siti degli affiliati, e che quindi mette in chiaro l’evidente conflitto d’interessi tra la persona che sta scrivendo e il prodotto di cui parla, un piccolo dettaglio per i blogger che in USA la Federal Trade Commission ha obbligato ad esporre un anno fa per chiunque faccia pubblicità senza esplicitarlo.

Ora il business di Facebook, oltre ai fondi di venture capital milionari che incassa anno dopo anno, è la permanenza degli utenti sulle loro pagine, permanenza alla quale possono esporre pubblicità.

Il tempo degli utenti è un mercato che farebbe gola anche a Google tra l’altro, che proprio oggi coi suoi rich snippet mi ha fatto compilare un form di ricerca voli per andare in Sardegna direttamente stando su Google.

flight-rich-snippet

Motivo per cui sono ancora più determinato nella mia decisione di non mettere collegamenti verso Facebook nel mio sito e di non mettere neanche apps, o embed che rimandino a quanti “like” ho ricevuto per questo o quest’altro post. Se hai tempo ti spiego perchè.

in piccolo, la mia etica 2.0 riassunta:

Le informazioni devono essere contestuali perchè la fiducia non può essere relegata a multinazionali che hanno i ricavi come unica ragione di esistenza.

Per fiducia mi riferisco a quella piccola parte del concetto di fiducia di cui parlano nella psicologia cognitiva behaviorista, per cui i compratori guardano cosa fanno i loro simili e tendono ad emulare i loro simili prima dopo e durante il processo decisionale di acquisto (concetto di “decisione” che nella sociologia behaviorista sembra ampiamente manipolato).

I ricavi e le fonti di ricavi devono essere evidenti agli utenti, che devono sempre poter decidere a chi dare i loro soldi e devono sapere quando qualcuno ricava soldi da una loro azione. Sia che questa azione sia uno spostamento di soldi, sia che questa azione faccia parte di un processo di acquisto che non è obbligatorio termini con un acquisto in denaro (nel mercato dell’internet si chiamano Lead e Pay Per Lead).

L’ etica in pratica (cioè disclosure come dicono gli americani)

non ho contatti di lavoro con nessuna delle società di cui ho parlato (Facebook, Google, FriendFeed, Delicious che è di Yahoo), e fin qui ok… ma dove prendo i soldi per campare allora?

Ad esempio oggi io campo prendendo una percentuale su una parte delle sedie ergonomiche che si vendono grazie alle recensioni di NerdGranny, e lo dico chiaramente ai miei lettori con l’icona del mio profilo di fianco al link che rimanda al sito gestito da me, e lo dico alle macchine usando i profili XFN.

nota per gli altri affiliati nel mondo

si cari affiliati: potete lavorare con trasparenza anche voi, non c’è incidenza diretta sui ricavi al termine del mio secondo anno di esperienza e anzi, chi legge le mie recensioni sa che si può fidare del mio punto di vista perchè:

  • dico quando c’è un mio vantaggio nel parlare bene di un prodotto o dell’altro
  • nelle recensioni metto anche i prodotti di qualità dai quali non ho nessun ricavo diretto (al contrario di molti moderni portali di “sconti”, “offerte speciali” e “recensioni di sale da poker” ad esempio.
  • in pratica, do il mio punto di vista e poi lascio scegliere i lettori
  • mi affilio solo con i prodotti che ritengo di qualità o che sono affini alla mia filosofia di ricerca di etiche e sostenibilità varie

in cosa credo e spero (cioè come far diventare palloso questo post)

credo che le persone se messe di fronte a filiere produttive virtuose le sappiano riconoscere e scegliere indipendentemente dai loro conflitti d’interesse personali.

Spero che il mercato mi dia ragione quanto basta per poter vivere in Italia, potendo dire con trasparenza e tranquillità chi, quando e come da i soldi per campare a me e alla mia famiglia.

cosa c’entra col SEO questo post?

il posizionamento sui motori di ricerca funziona in buona parte anche condizionato dal clickthrough che gli utenti fanno sulla pagina dei risultati (SERP). Il momento del click su un risultato lo vedo come una espressione di fiducia da parte dell’utente, se clicca si fida sia del motore di ricerca che gli propone un risultato, e tenderà a fidarsi ancora di più del motore di ricerca se quel sito è della qualità aspettata. Poi come le aspettative “pre-click” si colleghino all’acquisto, è materia di internet marketing. E questo è il primo punto cioè se Facebook inizia a perdere fiducia da parte degli utenti, chi ci fa pubblicità sopra deve tererlo in considerazione.

Poi, se Facebook invece mantiene la fiducia degli utenti (che si dimostrerebbero in pratica utonti- in massa se andasse analizzato solo questo piccolo dettaglio di navigazione di cui si parla oggi).

Se gli utenti si fidano di te, ti linkano anche su facebook, e link di qualità aiutano il posizionamento. Sul fatto che al contrario avere link non dati da una fiducia “autentica” e magari comprati al mercato dei link alla lunga non convenga, ne ha già ampiamente parlato Matteo.

plugin per WordPress che aiutano la trasparenza

la trasparenza coi vostri lettori la gestite in prima persona e dipende sostanzialmente da quanto sia importante per voi l’etica. Su WordPress intanto ci sono almeno 3 plugin che facilitano molto le cose:

  • External Links: mette le icone ai link esterni (come fa wikipedia), serve per avvisare i visitatori quando un link va fuori dal tuo sito
  • XFN Icons: mette le icone di fianco al link quando parlo di una persona che ho conosciuto e con la quale ho avuto qualche tipo di rapporto
  • Auto XFN-ify: aggiunge i parametri XFN per dire ai computer che navigano il tuo sito chi hai conosciuto e che legami hai instaurato con le persone di cui parli