Ieri una ragazza mi ha chiesto:

Ciao, mi potresti consigliare un buon corso Seo! Mi piacerebbe lavorare in questo settore informatico e non so da dove iniziare!

Grazie

al che ho risposto: Read more »

La parola di oggi doveva essere “didascalie” però alla fine ha vinto la compatibilità, anche perchè mentre pensavo al post mi sono trovato ad usare la nuova versione via web di “outlook web app” che abbiamo appena installato al sole. Ed è un vero casino. Mi sono sentito esattamente come mia madre quando le ho fatto migrare la mail da libero a gmail, ed è venuta da me totalmente scornata, dicendo “non trovo le mie email, come si disattiva questa conversazione?“.

e in fondo la gioia degli utenti passa sempre per le vecchie interfacce, o meglio per i concetti imparati sulle vecchie interfacce. Nel nostro mondo di facce-libro, parlare di template di siti sembra sempre old-style… eppure ci sono cose che sono sempre valide. La velocità, la disponibilità di una risorsa, l’indice di “trovabilità”, la latenza rispetto alle azioni dell’utente. Fare SEO è anche soprattutto capire tutte queste cose e saperle comunicare a:

  • manager (che approveranno se gli parlate con parole semplici, siccome tendenzialmente non capiscono il tecnichese ed il loro sistema decisionale si basa semplicemente sulla fiducia, se si fidano, ti diranno di si)
  • programmatori (che approveranno solo se gli avrai prima dimostrato l’effettiva utilità dei cambiamenti che proponi)
  • copywriters/giornalisti (che approveranno solo se gli farai capire cosa sta “dietro alla macchina” visto che sono molto curiosi, vorranno anche vedere le performance e casi di studio già provati sul campo)
  • HR (questa serve solo in fase di assunzione, dovrete apparire incredibilmente simpatici, preparati e lungimiranti. Ai colloqui mi ha anche aiutato molto stare zitto quando non capivo qualcosa, e chiedere spesso “cosa intendi? a cosa ti riferisci?“)
  • haters (in ogni grande azienda che si rispetti è pieno di haters, più o meno professionisti. Possono essere programmatori, manager, multiclasse o segretarie dei manager, poco importa. Se vi bloccano… dovete prima trovare il modo di abbattere le loro difese, umanamente, tecnicamente, arrogantemente o furbescamente)
  • gente in metropolitana (vanno evitati durante le ore di punta, tipo slalom)

Perchè un SEO sia compatibile con tutte queste persone ci vogliono molta pazienza e tanti strumenti comunicativi, anche non-convenzionali, il che potrebbe sembrare una mancanza di compatibilità, e invece a volte l’assenza di convenzioni aiuta la comunicazione tra le persone. Coi computer e coi motori di ricerca invece non funziona.

Le didascalie in fondo sono tutto ciò che unisce la comprensione di un’immagine ad un concetto, sono riassuntive e infatti quando sono presenti negli articoli si beccano un volume di attenzioni addirittura superiori al titolo stesso dell’articolo, l’ho letto la settimana scorsa non ricordo dove.

il SEO e le vetrine su strade vuote e piene

In fondo il posizionamento sui motori di ricerca è solo un’altra vetrina. Nel primo libro sul SEO che Raffaele mi chiese di studiare, mettevano a confronto la vetrina del negozio sulla strada trafficata e la vetrina del negozio sulla strada deserta. La similitudine non serviva per capire qualcosa del posizionamento, serviva per vendere il libro stesso, e devo dire che qualche volta l’ho anche usata con successo per far capire ad un cliente in fase di preventivo il valore del lavoro che si andava a fare. Tra queste due immagini, strada trafficata e strada vuota, a parte le considerazioni banali vorrei parlarti di che differenza c’è tra nessuno e tante persone e soprattutto di cosa possiamo fare quando si sta nel mezzo, quando cioè il nostro sito non si schioda dalle 50 visite al giorno, ho già scritto tante guide seo che vanno bene per i principianti, quindi oggi vorrei parlare un po di filosofia o meglio meta-mestiere.

In questi ultimi anni come consulente mi contattano cercando trucchi e magie, ogni volta è dura spiegare le basi, anche perchè sembrano finte, agli occhi di chi si aspetta una magia.

Le magie sono anche le promesse di eventi come il Be-Wizard, Sii-Mago, potremmo tradurre in italiano. Da quando ho spostato il SEO-Camp in modalità 100% online, ho iniziato a tenere corsi di persona, come il SEO-Training (che si terrà anche quest’anno). Le promesse sono sempre tante, eppure la didattica dei maestri si riconosce sempre (per esempio al Be-Wizard dell’anno scorso c’era uno dei miei idoli, Avinash, che ha fatto della didattica una formidabile arma di marketing). Nella didattica non ci sono magie, c’è la consapevolezza profonda in chi promulga “modi di fare” che l’azione stessa del comunicare farà parlare degli insegnanti, genererà link spontanei, porterà notorietà, rank dei motori di ricerca e di conseguenza ricchezza (se si sa anche come monetizzare il traffico…).

Oggi i nostri prof della scuola pubblica ricevono una grande ricchezza emotiva, e nessuna ricchezza economica. Come insegnanti di SEO si tende a preferire il volgare soldo alle emozioni che può restituire un pubblico. In realtà poi, le cose utili si hanno solo in presenza di pubblico sveglio, attivo, pro-attivo e rompi palle. Il pubblico rompi palle è il motivo per cui i barcamp erano fighi e pieni di insegnamenti utili. Però solo i leader riconosciuti del settore sanno portare le grandi masse di persone in una stessa aula, e solo pagandoli molto bene riesci ad avere questi sapientoni. Oppure li devi conoscere di persona. In ogni caso quando trovi un membro onorario di un pubblico rompi palle, più è grande la massa di persone, più il rompi-palle sembrerà fuori luogo, un disadattato modello Kanye West  (o anche il protagonista di Caterina va in città se l’avete visto).

La chiave in fondo, è però che questi personaggi che da soli sanno sentirsi addosso i giudizi di una moltitudine, li devi conoscere per sapere che esistono e devi conoscerli a fonto per sapere che magari hanno un blog oscuro che riempiono di luce ogni giorno. o una volta al mese. Poi queste persone che valgono quanto una moltitudine per te (e solo per te) come fai a coinvolgerle? Quella antica e vetusta arte delle conoscenze, degli scambi di favori e del saper fare squadra potrebbe tornare utile, anche nel nostro secolo digitale.

forse non ti sarà molto chiaro, eppure… è giusto che un link su un sito non visitato da nessuno possa pesare quanto un link su un sito visitato da centinaia di persone … al secondo? i motori di ricerca per ora non riescono a misurare anche quante persone passano per un sito… (almeno dichiarano di non farlo nonostante si installino i loro stessi sistemi di analisi…) eppure riescono a ricostruire l’autorevolezza in modo abbastanza affidabile (vedi anche gli studi di Daniel Russell).

Un museo ha meno valore perchè non lo conosce nessuno?

Su cosa sia un museo, Ettore Guatelli credo abbia ancora qualcosa da dire. Per capire un po’ dove sono e chi sono queste persone che rappresentano moltitudini vorrei incollarvi finalmente una discussione che ho avuto qualche anno fa col grande Napo degli Uochi Toki, uno che mi ha insegnato tante cose.

Capire i Link, verso i +1

In fondo i link rappresentano bene sia una “moltitudine” che una persona singola. Il giorno in cui i motori di ricerca sapranno ricostruire il valore di una persona sul web, daranno anche valore ai link di quella persona, perchè a differenza di noi umani, dal loro punto di vista hanno una percezione “globale” di dove si spostano attenzioni e investimenti. Non è forse quello che stanno cercando di fare con i +1?

simone

gli individui che rappresentano una moltitudine in fondo sono capi d’azienda, capi di stato e uomini della politica. il conflitto d’interessi tra un’azione “pubblica” e una “privata.

ma noi parliamo di altre moltitudini, quelle che stanno dentro. sembra spontaneo confrontarci numericamente. e tu napo quante moltitudini rappresenti? io 1000 tu 10000? no credo di essere indietro

ti chiedo per piacere o coi pensieri o con le opere di farmi sapere cosa intendi.

napo

gli individui che rappresentano una moltitudine in fondo sono capi d’azienda, capi di stato e uomini della politica. il conflitto d’interessi tra un’azione “pubblica” e una “privata.

essendo questo non un fatto ma una speculazione operata sia dai rappresentanti che dai rappresentati, non lo ritengo un presupposto.
tra quelli che rappresentano ci sono anche coloro che non vogliono rappresentare, e tra coloro che vengono rappresentati ci sono anche coloro che non vogliono essere rappresentati.
tuttavia nonostante la dissidenza, coloro che “non vogliono” sono acclusi nel numero dei rappresentati e rappresentanti quando si vuole fare un discorso, per rendere così più fluide le argomentazioni.
di conseguenza non lo faccio passare come presupposto ad una discussione.
anche se ciò che scrivi dopo non è esattamente inerente.

ma noi parliamo di altre moltitudini, quelle che stanno dentro. sembra spontaneo confrontarci numericamente. e tu napo quante moltitudini rappresenti? io 1000 tu 10000? no credo di essere indietro

sempre sul rappresentare.
sono daccordo nel dire che io non sono una persona sola.
potrei essere una ventina di persone.
ma a questo punto ciò che stai leggendo o che senti parlare non è una sintesi bene equilibrata di questa piccola folla.
bensì una miscellanea eterogenea di pareri che qualcuno per comodità riassume nei confini di una persona.
e questo si correla veramente poco al discorso delle rappresentanze speculate dei capi potenti, i quali sono sicuramente i primi a sapere quanto loro stessi non stiano rappresentando niente.
quindi io sono una folla, ma non rappresento una folla, altrimenti non sarei una folla e per me sarebbe facile dimostrare di essere una folla, quando invece il mio essere una folla non viene rilevato.
questo soddisfa la tua curiosità?

simone

la conoscenza rappresenta una moltitudine?quante persone ho visto dotate di conoscenza che pure mi sembrano individui singoli. ognuno a costruire la propria rete di conoscenze, che nel mondo procedono ognuna nella direzione della propria autoaffermazione.a quanto ho vissuto, una sinergia tra due individui può produrre una moltitudine; diventa un generatore. (generatore si chiama questa vecchia musica: angolo pubblicità:http://svgr.altervista.org/index.php?dir=musica%2F)cantare è autoreferenziale dichiarazione d’indipendenza di sinergie che possano esistere anche senza un altro individuo (ed è per questo che mi piacciono i cori, credo). non so. ci vedo tentare teorie e modi di vivere come se comprassimo biglietti della lotteria, sperando. di una speranza sporca, con conflitti d’interessi dei sogni di quando eravamo piccoli, che abbiamo dimenticato e trasformato.nel mio ex-lavoro c’è un concetto da sapere, che è la coda lunga.
(http://en.wikipedia.org/wiki/Long_Tail#Crowds)

napo

la conoscenza rappresenta una moltitudine?
quante persone ho visto dotate di conoscenza che pure mi sembrano individui singoli. ognuno a costruire la propria rete di conoscenze, che nel mondo procedono ognuna nella direzione della propria autoaffermazione.

a quanto ho vissuto, una sinergia tra due individui può produrre una moltitudine; diventa un generatore. (generatore si chiama questa vecchia musica: angolo pubblicità:http://svgr.altervista.org/index.php?dir=musica%2F)
cantare è autoreferenziale dichiarazione d’indipendenza di sinergie che possano esistere anche senza un altro individuo (ed è per questo che mi piacciono i cori, credo). non so. ci vedo tentare teorie e modi di vivere come se comprassimo biglietti della lotteria, sperando. di una speranza sporca, con conflitti d’interessi dei sogni di quando eravamo piccoli, che abbiamo dimenticato e trasformato.

perchè fare una sintesi di cosa sia il cantare?
chi vedi e senti cantare non è vestito dell’autoaffermazione che potresti avere tu stesso se fossi tu il cantore.
l’unica cosa che potrei vedere come autoreferenziale è il non esistere.
al massimo posso concedere che qualcuno sia autistico.
ma autoreferenziale di fatto è un termine che crea delle sintesi comode e imprecise.
anche autoaffermazione è un vocabolo-segmento quindi una parte ben delimitata di una linea retta che non viene indagata.
non viene indagato nemmeno il piano a cui questa linea appartiene.
e i postulati della geometria a cui il piano appartiene, vengono presi in esame come casi isolati, astratti, senza correlazioni con il pratico.
le riflessioni che mi proponi mi paiono un po’ dei segmenti.
la parte interessante del cantare non è certo cosa sia il cantare, perchè analizzare il “cos’è” porta necessariamente a fare una fotografia di un oggetto in movimento, e per quanto tu possa fermare la luce per una frazione di secondo, per quanto tu riesca ad ottenere una immagine nitida e ben delineata, si tratterà pur sempre della rappresentazione ferma di qualcosa che si muove.
l’autoaffermazione è un punto di partenza e i cosiddetti tentativi hanno sempre un risultato, che sia desiderato o indesiderato, non voluto e a volte addirittura non visto e riconosciuto.
il paragone con la lotteria non è funzionale nella misura in cui la lotteria è tutto tranne che qualcosa di incerto.
è una speculazione e deve sembrare puro caso e pura fortuna per chi compra il biglietto, essendoci in realtà delle altre entità in gioco che influiscono nella relazione del giocatore con il caso, ovvero coloro che guadagnano i soldi sul gioco della lotteria.
insomma,una simulazione del caso.
la sintesi è utile per sospendere il tempo e fare delle analisi ma è necessario sapere che mentre stiamo analizzando, il soggetto è già mutato.
non posso fare altro che lanciarti dei piccoli segnali facendo capolino da questo flusso della mutazione.
una sinergia tra individui avviene anche sul piano cinetico.
e a volte non crea pluralità ma unisono, seppur per pochi secondi.

nel mio ex-lavoro c’è un concetto da sapere, che è la coda lunga.
(http://en.wikipedia.org/wiki/Long_Tail#Crowds)

ho difficoltà con la sintassi inglese su spiegazioni tecniche di cose che conosco poco.
andrò a cercare l’equivalente in italiano

 simone

Ti nominavo il canto perchè il presunto artista cerca una nuova verginità dell’espressione, mentre chi ascolta vorrebbe fosse infranta la propria necessità di sentire qualcosa che per la prima volta esprima ciò che viene sentito e non trova parole. In questo caso la momentanea sinergia di prodotto e fruitore sembra generare una moltitudine di epifanie, in chi ascolta e crede di percepire gradevoli frontiere della comunicazione, e in chi produce che sente per un attimo dissetata la propria necessità. Dove arrivino le motivazioni mi è oscuro ed è il motivo per cui tento possibili teorie su ciò che spinge l’artista a cercare un terreno comune col suo audience, malleabile audience che si autofidelizza, si filtra per dare a ogni artista qualcuno in grado di sentire. Più è intenso e soggettivo il sentimento e minore il numero di persone in grado di coglierlo attivamente, sembra.

Forse per questo motivo c’è sempre anche un rapporto di sostegno/fratellanza tra chi introduce all’opera e chi fruisce. Un amico che presenta un gruppo musicale che gli è piaciuto tenta di portare un nuovo vocabolo nel dizionario dell’amicizia tra noi e lui, e come tale noi accogliamo il suo consiglio, che in alcuni casi ci farà trovare una nuova verginità infranta. In altri casi, se dovessimo ignorare il consiglio, porrà le basi per una nuova frattura nel complesso rapporto delle amicizie.

La pluralità di motivazioni che spingono chi fruisce l’opera a continuare la fruizione mi ricordano invece la continua ricerca delle prime volte, in cui qualcuno ha saputo toccarci su corde interiori facendoci vibrare all’unisono con una loro autoimmagine sperata e non ancora posseduta.

Dove porterà la prossima onda fatta di moltitudini tra amicizie e artisti che trovsano qualcuno  che li ascolta? La tua perspicacia comunque è forte ed è vero mi sento segmentato, questa che ti allego è la mia compilation dedicata alle voci segmentate.

simone

Napo posso pubblicare questa nostra conversazione sul mio sito?
siccome ci sono parole tue, mi sembra giusto chiedere

napo

Che tipo di sito è?
Cosa ti spinge a volerla pubblicare?

simone

il discorso sulle moltitudini ha corrispondenze dirette nell’attuale teoria delle reti sociali. il mio interesse è iniziato quando nel 2001 malcom gladwel ha scritto un libro chiamato “the tipping point” che ipotizzava l’esistenza di individui con una influenza sulle masse molto superiore a quella degli altri esseri umani. faceva il caso delle malattie di origine sessuale, che si propagano solo se in una certa città almeno TOT influencer si ammalano (sono persone che hanno circa 1000 volte il numero di rapporti sessuali degli altri).

allora l’anno scorso un tizio di google (Paul Adams) sen’è uscito con una teoria: che non esistono questi individui, che si tratta solo di legami deboli e legami forti tra le persone, che spingono le persone a creare dei “gruppi” di interesse che agiscono influenzandosi a vicenda (e fin qui niente di nuovo, se ti ricordi come ci si passavano le audiocassette tra amici e si ascoltava tutti un po la stessa musica). ora il fatto è che paul adams è andato a lavorare a facebook, dove ha importato le sue teorie. e qualche giorno fa sen’è uscito con questo post: in cui dice che non è per niente sicuro che esistano gli influencers, anzi ipotizza l’esistenza dei micro gruppi connessi per lo stesso ruolo relativo all’influenza.

ora con te ho parlato di persone che sono moltitudini, e il concetto mi sembra molto simile. volevo scriverci un articolo per pubblicarlo perchè:

  1. non trovo nessuno interessato a parlare di queste cose con me
  2. pensavo che neanche tu fossi interessato a parlarne via mail (non hai piu risposto alla mia mail)

allora ti chiedevo se potevo pubblicarlo fuori in modo da cercare altri con cui parlarne.

non si sa mai.

ah il mio sito è questo: http://www.goatseo.com/ ci scrivo di ottimizzazione per i motori di ricerca (che è il mio lavoro). l’altro sito su cui ne vorrei accennare è quello che dedico ai concetti che scrivo e che non caga veramente nessuno: harrr.org/rrr

ciao grazie per la risposta.

napo

Mi è stato prestato un libro molto interessante che cerca di svolgere tecnicamente proprio la tematica che stai analizzando tu.
Si intitola “Link”, l’autore è Albert-Laszlo Barabasi.
Per quanto riguarda me , ritengo che una teoria sulla diffusione in relazione alla dicotomiamoltitudine-individuo conduca a farsi una idea in merito quindi alla non-comprensione.
Per quanto riguarda le mie risposte vacanti che hanno lasciato la conversazione in sospeso posso dirti che, dipende dal numero di conversazioni simultanee che provo a seguire. se tale numero è troppo alto il mio non-rappresentare una moltitudine mi porta a dispedere l’attenzione e a lasciare qualcuno senza risposte.
Per quanto riguarda il pubblicare o meno la nostra conversazione monca, la risposta è si.
però devi pubblicarla integralmente comprendendo questa ultima parte dove tu mi chiedi se puoi pubblicare e io ci metto 2 settimane a risponderti perchè sto facendo la stagione in cucina.

n

simone

anche io mi son fatto 6 mesi in cucina (al termine dei quali mi hanno cacciato a calci in culo)

hai una mia pacca sulla spalla virtuale. grazie alla prossima. (ps. domanda da groupie: quando esce il nuovo disco?)

napo

io invece spero di tirare calci in culo allo chef.
che non è uno chef ma pazienza.

hai una mia pacca sulla spalla virtuale. grazie alla prossima. (ps. domanda da groupie: quando esce il nuovo disco?)

credo nei primi mesi del 2012.
e dico credo perchè io sto ancora scrivendo e non so con esattezza quando finirò.

posto che esistano davvero queste persone… che valgono come una moltitudine…

voi come fate a trovarle? C’è davvero ancora bisogno degli incontri “fisici”? Siamo pronti per andare 100% online?

i founders e gli utenti finti

è da poco uscito un video dove i fondatori di Reddit spiegano come nei primi mesi sia stato essenziale creare utenti finti che potessero mettere le basi per i contributi reali che sarebbero arrivati in seguito. Luca lo chiama “seeding” ed in generale dice che tutte le community che funzionano vedono partecipare prima di tutto i fondatori. Ovviamente, i colpi segreti funzionano solo una volta, quindi forse era ora di svelare questa ricetta.

L’aria è una cosa bella, mi fa respirare e vivere (nella prima frase ho già rotto 3 delle mie regole auree del blogging, con questa parentesi le prime 5). D’altra parte, pensa a com’è meglio l’aria in presenza di alberi. Ci pensavo in ufficio, passando nei lunghi corridoi a vetri disegnati dalla squadra di Renzo Piano. Camminando, si sente spesso il forte odore di toner delle enormi stampanti laser, solo in una zona non si sente, un ufficio open space dove hanno 3 piante belle grosse e rigogliose. Ho chiesto dove le avessero trovate, se le sono portate da casa, 15 anni fa mi ha risposto una signora gentile.

A parte gli studi sulla produttività negli uffici dove ci sono le piante (si, potrei linkartene almeno 4 ma non lo farò), è evidente che in un posto fico stai meglio. Ora sicuramente un ufficio fico influenza anche in maniera positiva le persone, che sono mediamente più “educate” di quello che mi aspettavo da un pezzo di Milano che dovrebbe essere aggressiva e spregiudicata (ma forse quella era Wall Street). E cosa significa stare meglio? La banale avventura di 5 ore di pendolarismo tutti i giorni mi da il tempo di rifletterci (questo post per metà è stato scritto in treno)

A parte la delusione iniziale del rendermi conto che uno dei più bei servizi che ho trovato sul sito del Sole (la sezione fatti ed effetti) in realtà è comprato da una società esterna, mi sono accorto che c’è un bel valore nell’aggregare servizi interessanti. Ma non volevo parlare del valore, volevo parlare dei soldi, che sono due cose diverse, e soprattutto di come la soddisfazione si leghi ai soldi. Mio padre quando qualche anno fa mi parlava di soddisfazioni sottintendeva sempre soldi.

E coi soldi arriviamo alla mia notizia preferita del giorno, il Sole non l’ha coperta bene, perchè è di fatto una notizia di costume: un dirigente di una grande ditta, di nome Antonio Horta-Osorio, ha rinunciato al suo bonus da 2 milioni, accontentandosi del suo stipendio da 1 milione (e in previsione di un bonus futuro di 4 milioni). Mentre potrebbe sembrare a seconda dei punti di vista una trovata per farsi pubblicità, un modo per ispirare fiducia verso di se o semplicemente una mossa fatta per il bene dell’azienda… probabilmente c’è di più. A quanto leggevo sul giornale, Antonio dopo anni a capo di grandi aziende aveva iniziato a dimenticare la vita privata, non andava mai a casa, non riusciva neanche più a dormire pur di continuare a lavorare, insomma gli piaceva troppo, e alla fine si è ritrovato ad essere un drago bruciato dal suo stesso fuoco.

Così sotto caldo consiglio dei medici, ha spedito tutti a quel paese per due mesi, durante i quali ha staccato dal lavoro e appena tornato ha fatto la mossa dei 2 milioni. Avrà trovato la sua soddisfazione? Ora questa storia mi rappresenta molto, anche io rinuncio spesso a una parte importante dei miei ricavi per avere un po’ di libertà, sia sul lavoro che per ritagliarmi un po’ di tempo per la famiglia. Diciamo che in una piccola parte di me stesso, capisco Antonio e mi ricordo quando qualche anno fa ero demotivato e in cerca costante di stimoli… Non trovando nessun lavoro che mi realizzasse, stavo tutta la notte su internet e non riuscivo a concludere i progetti iniziati, non sarei mai riuscito a studiarmi una sola pagina di teorie seo se non mi avessero dato la grandissima possibilità di cambiare, per la quale sono ancora oggi grato a Raffaele Serusi ed Antonio Demelas.

Ovviamente quando sei in aziende fatte da tante persone essere un drogato di lavoro è un grande punto a favore, visto dagli occhi di un capo poco lungimirante (e siamo pieni di capi così), mentre buona parte del nostro vivere non sa cogliere le sfide quotidiane pensando a domani, il capo vuole rubare all’oggi un investimento che deve tornare in poco tempo triplicato, l’esatto contrario insomma del comportamento di una strategia seo che sappia sfruttrare tutte le potenzialità che la ricerca organica offre (vedi slide 21 dell’intervento al seo training 2011).

Non tutti sanno trovare un’ispirazione o un ideale in quello che si fa ogni giorno, probabilmente non serve per vivere e non porta neanche a vivere meglio, però ci sono alcune cose che vanno fatte per il gusto di poter scrivere sulla biografia: io l’ho fatto.

Mettere un albero in ufficio, andare a vivere su un’isola tropicale, chiedere in comune il tuo nucleo familiare, perderti anni nella droga o in generale chiudere un periodo della vita con una bella sbroccata. Ogni giorno, penso a come ci si rialza, dal letto, da una caduta o da una botta morale… E fino a quando non mi sono lanciato all’avventura, fuori di casa e fuori dalle menate familiari non ho sentito cosa si prova a svegliarsi la mattina e svegliarmi felice pensando a come sarà la giornata. Mi è successo per la prima volta in Sardegna, ed è come una droga, appena scopri l’immensità della prima volta, ne vuoi altre e in poco tempo sei disposto a tutto pur di averne altre… Anche a mettere da parte tutti per lavorare al progetto lavorativo nel quale ti realizzi (come fanno i manager di solito).

Poi un giorno scopri che per avere quel tipo di soddisfazione un’altra volta dovrai mettere la testa sotto ad un sasso per anni. E lo fai. Ti trovi anni dopo coi problemi di Osorio e con la necessità imminente di una bella sbroccata.

Smettere di fumare, così come iniziare un nuovo progetto sono due grandi gioie che più o meno riescono a ripetersi, soprattutto perchè è pieno di stronzi che fumano e di progetti interminabili che diventano pallosi. Tutte queste cose forse non vi serviranno per capire come mettere a posto la vostra vita, di certo non le ho imparate da Osorio, che però è esperto internazionale di air goatse.

Ci sarebbe bisogno di una conclusione, ricapitolando oggi abbiamo parlato di:

  • alberi
  • aria
  • goatse
  • soddisfazione
  • soldi
  • sbroccate
  • quotidiano
  • (differenza)

Secondo me il problema è nel quotidiano, in quelle che facciamo diventare le nostre abitudini. Cambiando un dettaglio di un’abitudine cambiamo radicalmente la nostra vita, e l’impatto che abbiamo sul mondo. Quali sono le mie abitudini da SEO? Stanno cambiando, come cambiano i posti di lavoro e i clienti, imparo a conoscere il motore di ricerca in tutti i suoi fallimenti prima che nelle sue incredibili innovazioni, e sostanzialmente, sono con la testa sotto ad un sasso. E per quale motivo? Per fare la differenza (sulla differenza devo fare il prossimo post, ciao!)

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