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Buffa storia: nel 2011 ho lavorato a Populis (Blogo+Blogosfere), un’amica si ricordava di me e mi ha chiesto la disponibilità per una collaborazione nel 2015. La maggior parte dei lavori importanti li ho tutti presi così, col passaparola. Perchè in azienda chi cerca un SEO, non va su google a cercare “SEO”.

era un link

quello che ti ho appena descritto, anche se a livello relazionale e non digitale, era un link. I link funzionano bene tra le persone e anche sui motori di ricerca… che tutto il giorno studiano i rapporti tra le persone che scrivono siti internet (per il discorso penalità: i motori di ricerca indagano le transazioni finanziarie tra siti internet, e ti penalizzano se compri o vendi link).

è davvero questione di rapporti economici?

Per entrare su Google News è essenziale la pagina “redazione” che spieghi chi sono gli autori della testata. Per prendere un lavoro figo i boss hanno bisogno di fidarsi di te e si fidano solo se hai già dimostrato professionalità in passato, o se qualcuno di cui si fidano ti ha “menzionato”. In una riunione tutti fanno silenzio quando alcune persone particolari prendono la parola.

o di conflitto d’interessi?

L’AIFA (Agenzia Italiana del FArmaco) ha un’interessante guida per capire quando uno dei suoi membri potrebbe essere dannoso per l’agenzia:

  1. nessun interesse dichiarato (nessun rischio)
  2. interessi indiretti dichiarati (rischio medio)
  3. interessi diretti dichiarati (rischio alto)
    • soggetti che hanno ricoperto un ruolo da leader in un precedente impiego nell’industria farmaceutica, di tipo manageriale o legato allo sviluppo di un prodotto specifico: divieto illimitato di coinvolgimento nelle attività dell’AIFA
    • coloro che hanno dichiarato di possedere interessi finanziari o familiari o di aver ricevuto fondi o sovvenzioni da un’azienda: gli interessi decadono dopo 3 anni, periodo al termine del quale è possibile essere coinvolti nell’attività dell’Agenzia
    • interessi dichiarati che non rientrino nelle due fattispecie precedenti: il livello di coinvolgimento viene valutato caso per caso

In pratica, proprio come su Wikipedia, se stai zitto e non dichiari il tuo conflitto hai maggiori possibilità di farla franca. Non esiste un regolamento che prenda atto di come è fatto l’essere umano. Al momento tutto quello che possiamo fare col conflitto d’interesse è… rifiutarlo. E quando esiste, eliminarlo nel minor tempo possibile. Questo fanatismo corrisponde alla stigmatizzazione preventiva e rende impossibile per le persone normali capire tutti i casi grigi, cioè la maggior parte… che per questioni di comodo non saranno mai resi pubblici.

bombardiamo la mafia

chi propone semplicisticamente di porre fine al terrorismo “bombardando” non chiede di bombardare la Sicilia per porre fine alla Mafia. Le stesse persone che bombarderebbero la Siria (perchè non conoscono nessun siriano) non proporrebbero mai la stessa strategia riguardo alla Sicilia, perchè conoscono almeno un siciliano o hanno comprato almeno un’arancia nella loro vita. Il conflitto d’interessi è la condizione naturale dell’uomo sia nelle azioni che nei pensieri. La maggior parte di noi conosce qualcuno che ha compiuto almeno un crimine, eppure andiamo alla Polizia solo per casi limite, a volte neppure per quelli.

Questi esempi si applicano alla perfezione al magico mondo della SEO, nel quale Google cerca di capire il valore di un link partendo dall’autorevolezza del dominio in un determinato settore lessicale/economico (scelto il più delle volte con parametri “di comodo”).

Tutto questo pippone per spiegarti secondo me…

cos’è davvero un link:

Torniamo alla proposta di lavoro 2015 di Populis. Dopo un breve scambio di email e un breve colloquio, si passa alla fase operativa. Parlo con i responsabili marketing per circa un’ora, al termine della quale al posto di un preventivo mando questa email:

30 giugno 2015
to: g****@blogo.it, p****@blogo.it 
subject: collaborazione seo

ciao! vi chiedo perdono in anticipo: so quanto è antipatico ricevere un "lungo letterone". Vorrei fare un riassunto della call di oggi per "capire se ho capito":

1) G**** ha comunicato la necessità di avere un seo che controlla e valuta il lavoro della redazione, mentre il management resta il "committente" e stabilisce le priorità.
2) ho risposto che al contrario, nel mio caso non valuterei nulla e lascerei massima libertà all'indipendenza dei singoli capi-area
3) a livello editoriale il mio obiettivo sarebbe responsabilizzare e cedere autorità e responsabilità a tutti i vari capi-area (l'idea parte dalla consapevolezza che il mio tempo è limitato ma soprattutto che la mia preparazione verticale è inferiore a quella dei capi-area, soprattutto nel capire COSA voglia leggere effettivamente ogni tipo di lettore). 

questo discorso vale operativamente per tutti questi punti:
- revisione e suggerimenti struttura html attuale
- ottimizzazione revisione struttura link
- studio delle strategie seo dei competitors nelle serp
- collaborazione con team editoriale per la copertura delle notizie quotidiane e su progetti dedicati (real time optimization)
- pianificazione interventi strutturali html, design, prodotto per migliorare le performance SEO e SEM (passando soprattutto per l'usabilità degli utenti)

Inoltre, io posso essere il consulente che in autonomia prepara linee guida tecniche su:
- manutenzione e monitoraggio WMT di tutti i verticali
- monitoraggio e manutenzione di analytics (creazione viste, rapporti personalizati)
- collaborazione alla creazione di nuovi modelli di business (es. lead generation)
- ottimizzazione e manutenzione di sitemap e manutenzione sitemap news

Dal punto di vista redazionale tenderei più verso il coaching, ascoltando i problemi che di volta in volta rallentano la redazione, e li motiverei alla produzione di contenuto dando loro fiducia e supporto solo nel caso in cui venga richiesto (quindi non tramite "controllo" e "valutazione", per questi è già fin troppo bravo Google).

Cercherei anche di introdurre le problematiche della monetizzazione ai singoli capi-area, condividendo con loro le preoccupazioni del management, lasciando che siano loro stessi a proporre soluzioni, sulla base delle necessità del mercato commerciale (che viene ascoltato dal management), consentendo di fare anche a loro quel genere di libertà "try-and-error" che viene di solito lasciata solo ai seo.

Mi rendo conto che sia una piccola rivoluzione rispetto alle modalità operative auspicate da G****, nel caso vogliate un "cane da pastore" (scusate la banalizzazione) che porti le pecore al pascolo e indichi la direzione dei pascoli più verdi, non sarei nè bravo nè utile alla vostra azienda.

a presto! simo

Se non hai voglia di leggere il riassunto è: io non sono capace di controllare il lavoro di gente più esperta di me. Ovviamente a questa email non è seguita una risposta. Il silenzio (sono abbastanza bravo ad interpretarlo) in questo caso suona più o meno come “ma guarda sto cavallo pazzo che risposta folle ha scritto. Noi volevamo dargli un lavoro e pensa tè cosa si è inventato, uno così meglio perderlo che trovarlo“.

La cosa bella della trasparenza è che se non c’è comunione d’intenti, non si parte neppure. Ovviamente una mail del genere l’ho potuta mandare solo perchè in quel momento non avevo “bisogno” di lavorare. Potevo permettermi di rischiare di trovare il lavoro dei miei sogni, partendo col piede giusto fin da prima che venisse firmato il contratto. Come spesso accade i sogni ci mettono qualche anno prima di realizzarsi.

non era un suicidio, era un link senza ancora

Avevo già lavorato a Blogo e conoscevo le redazioni, il progetto editoriale e la cura che mettevano nella scrittura per i motori di ricerca. Nel 2011 alla mia prima settimana in organico era seguito un meeting con quelli che all’epoca erano i migliori blogger. Il mio capo (all’epoca era Matteo) aveva pensato di fare una presentazione/corso in cui noi SEO davamo le “best practices” ai blogger. In pratica dopo 10 minuti di presentazione uno spiritato Malaparte ha preso la parola tagliando corto sulle formalità e parlandoci dei problemi reali che aveva nella SEO di tutti i giorni. Non voleva una lezione, voleva dei compagni di viaggio.

A distanza di 4 anni, quello stesso Malaparte sperimentando, tenendo duro e portando risultati è diventato direttore. Con quale coraggio avrei potuto controllare il suo lavoro? L’unica cosa che potevo fare era mettere un link alla sua professionalità.

Ogni tanto vado a leggere il blog di Malaparte (che in realtà si chiama Alberto) e oggi scopro che mi ha linkato. A volte i link relazionali sono identici ai link che contano su Google.

link-rotto

 

 

2 Responses to “Cosa sono Link, Trasparenza e Gratitudine”

  1. Massimiliano

    Ero arrivato sull’articolo per leggerne la parte tecnica, ma in realtà la metafora del bombardamento della Sicilia per sconfiggere la mafia la ricorderò a lungo! Complimenti per il blog.

  2. simone

    se ti ricorderai anche il perché non bombarderemo la sicilia probabilmente avrai anche un’ottima strategia di link building 🙂

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