contenuti per il mercato della conoscenza

Intanto yoast ha pubblicato un nuovo plugin per i redattori di contenuti che usano wordpress, che consiglio caldamente prima di averlo io stesso provato per un semplice motivo: ti fa la keyword density in tempo reale. Sarebbe anche utile per contare il numero di parole uniche del testo (secondo la mia esperienza) e soprattutto potrebbe dare un rapporto semantico tra le correlazioni nei post di successo pubblicati sullo stesso blog in relazione al nuovo contenuto che sto pubblicando. Correlazioni di cui dovrebbe occuparsi Linkdex, o in generale un software in grado di automatizzare tutte le ottimizzazioni che siamo abituati a fare in modo grezzo, manuale e senza ottica di scala tramite tools tipo l’ormai farlocco LDA, SEO ultimate, SeoQuake, SenSEO, SemRush ecc..

c’è chi vuole una pelle splendida

e chi vuole un robot che fa il mio mestiere, magari per andare in vacanza tutta la vita (idee? scrivetele ad Adriano, che ci stiamo organizzando). Scherzi a parte se non l’avete ancora capito tra segreti, contenuti e correlazione di valori condivisi il mio panorama SEO è presto riassunto. Ma di riassumere il SEO non ho voglia perchè tanto lo fanno già SEOmoz e SEL, e ci si fanno pure corsi e consulenze (oh, mi sono trattenuto, non ho messo i link su queste ultime due, ho resistito! come quando vuoi smettere di fumare e fai i primi passi verso la luce!)

graal

Ah i contenuti… cioè il sacro graal dell’interwebs! come sapete ci mangiano tutti (motori di ricerca da una parte e publishers dall’altra) eppure l’estrazione di senso dal complesso caos del mondo è un lavoro per pochi e sottopagati blogger possibilmente laureandi. Schiavi che non si organizzano in corporazioni sufficientemente grandi da poter fare masse critiche per dettare legge, o meglio, mercato. In casa ci facciamo i nostri blog dedicati a fumetti di nicchia, musica di nicchia, ecc… ma non basta. Martino pubblicava la guida per scrivere contenuti partendo dal blocco dello scrittore. Nonostante i rendimenti economici sufficienti alla sopravvivenza nell’affascinante mondo del libero professionismo, il futuro sembra scritto tra i contenuti dei “grandi giocatori”.

big players?

i nuovi giocatori: Populis, Banzai ecc… che hanno inglobato mezza italia precaria. Vecchie leve, tra cui sole24h, repubblica e corriere che tremano o si organizzano come possono. Tutti schiavi dei database e dei CMS per ora lontani dalle necessità computazionali che un SEO ipotizza quando decide di pubblicare mentre i motori di ricerca organizzano il web consumando ingenieri come fossero idrocarburi.  Tutti che studiano o odiano il SEO. e noi aghi della bilancia di noi stessi come vogliamo crescere? Idee del momento comprendono corsi di formazione per copywriter, cioè fare una diga con un cerotto e poi… i Tecnocrati, alla wikipedia che vivono di discussioni e comunità, senza soldi verso gli editor.

Voi da che parte state?

simone
appassionato di seo, linked open data e ambiente

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