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il SEO e le vetrine su strade vuote e piene

In fondo il posizionamento sui motori di ricerca è solo un’altra vetrina. Nel primo libro sul SEO che Raffaele mi chiese di studiare, mettevano a confronto la vetrina del negozio sulla strada trafficata e la vetrina del negozio sulla strada deserta. La similitudine non serviva per capire qualcosa del posizionamento, serviva per vendere il libro stesso, e devo dire che qualche volta l’ho anche usata con successo per far capire ad un cliente in fase di preventivo il valore del lavoro che si andava a fare. Tra queste due immagini, strada trafficata e strada vuota, a parte le considerazioni banali vorrei parlarti di che differenza c’è tra nessuno e tante persone e soprattutto di cosa possiamo fare quando si sta nel mezzo, quando cioè il nostro sito non si schioda dalle 50 visite al giorno, ho già scritto tante guide seo che vanno bene per i principianti, quindi oggi vorrei parlare un po di filosofia o meglio meta-mestiere.

In questi ultimi anni come consulente mi contattano cercando trucchi e magie, ogni volta è dura spiegare le basi, anche perchè sembrano finte, agli occhi di chi si aspetta una magia.

Le magie sono anche le promesse di eventi come il Be-Wizard, Sii-Mago, potremmo tradurre in italiano. Da quando ho spostato il SEO-Camp in modalità 100% online, ho iniziato a tenere corsi di persona, come il SEO-Training (che si terrà anche quest’anno). Le promesse sono sempre tante, eppure la didattica dei maestri si riconosce sempre (per esempio al Be-Wizard dell’anno scorso c’era uno dei miei idoli, Avinash, che ha fatto della didattica una formidabile arma di marketing). Nella didattica non ci sono magie, c’è la consapevolezza profonda in chi promulga “modi di fare” che l’azione stessa del comunicare farà parlare degli insegnanti, genererà link spontanei, porterà notorietà, rank dei motori di ricerca e di conseguenza ricchezza (se si sa anche come monetizzare il traffico…).

Oggi i nostri prof della scuola pubblica ricevono una grande ricchezza emotiva, e nessuna ricchezza economica. Come insegnanti di SEO si tende a preferire il volgare soldo alle emozioni che può restituire un pubblico. In realtà poi, le cose utili si hanno solo in presenza di pubblico sveglio, attivo, pro-attivo e rompi palle. Il pubblico rompi palle è il motivo per cui i barcamp erano fighi e pieni di insegnamenti utili. Però solo i leader riconosciuti del settore sanno portare le grandi masse di persone in una stessa aula, e solo pagandoli molto bene riesci ad avere questi sapientoni. Oppure li devi conoscere di persona. In ogni caso quando trovi un membro onorario di un pubblico rompi palle, più è grande la massa di persone, più il rompi-palle sembrerà fuori luogo, un disadattato modello Kanye West  (o anche il protagonista di Caterina va in città se l’avete visto).

La chiave in fondo, è però che questi personaggi che da soli sanno sentirsi addosso i giudizi di una moltitudine, li devi conoscere per sapere che esistono e devi conoscerli a fonto per sapere che magari hanno un blog oscuro che riempiono di luce ogni giorno. o una volta al mese. Poi queste persone che valgono quanto una moltitudine per te (e solo per te) come fai a coinvolgerle? Quella antica e vetusta arte delle conoscenze, degli scambi di favori e del saper fare squadra potrebbe tornare utile, anche nel nostro secolo digitale.

forse non ti sarà molto chiaro, eppure… è giusto che un link su un sito non visitato da nessuno possa pesare quanto un link su un sito visitato da centinaia di persone … al secondo? i motori di ricerca per ora non riescono a misurare anche quante persone passano per un sito… (almeno dichiarano di non farlo nonostante si installino i loro stessi sistemi di analisi…) eppure riescono a ricostruire l’autorevolezza in modo abbastanza affidabile (vedi anche gli studi di Daniel Russell).

Un museo ha meno valore perchè non lo conosce nessuno?

Su cosa sia un museo, Ettore Guatelli credo abbia ancora qualcosa da dire. Per capire un po’ dove sono e chi sono queste persone che rappresentano moltitudini vorrei incollarvi finalmente una discussione che ho avuto qualche anno fa col grande Napo degli Uochi Toki, uno che mi ha insegnato tante cose.

Capire i Link, verso i +1

In fondo i link rappresentano bene sia una “moltitudine” che una persona singola. Il giorno in cui i motori di ricerca sapranno ricostruire il valore di una persona sul web, daranno anche valore ai link di quella persona, perchè a differenza di noi umani, dal loro punto di vista hanno una percezione “globale” di dove si spostano attenzioni e investimenti. Non è forse quello che stanno cercando di fare con i +1?

simone

gli individui che rappresentano una moltitudine in fondo sono capi d’azienda, capi di stato e uomini della politica. il conflitto d’interessi tra un’azione “pubblica” e una “privata.

ma noi parliamo di altre moltitudini, quelle che stanno dentro. sembra spontaneo confrontarci numericamente. e tu napo quante moltitudini rappresenti? io 1000 tu 10000? no credo di essere indietro

ti chiedo per piacere o coi pensieri o con le opere di farmi sapere cosa intendi.

napo

gli individui che rappresentano una moltitudine in fondo sono capi d’azienda, capi di stato e uomini della politica. il conflitto d’interessi tra un’azione “pubblica” e una “privata.

essendo questo non un fatto ma una speculazione operata sia dai rappresentanti che dai rappresentati, non lo ritengo un presupposto.
tra quelli che rappresentano ci sono anche coloro che non vogliono rappresentare, e tra coloro che vengono rappresentati ci sono anche coloro che non vogliono essere rappresentati.
tuttavia nonostante la dissidenza, coloro che “non vogliono” sono acclusi nel numero dei rappresentati e rappresentanti quando si vuole fare un discorso, per rendere così più fluide le argomentazioni.
di conseguenza non lo faccio passare come presupposto ad una discussione.
anche se ciò che scrivi dopo non è esattamente inerente.

ma noi parliamo di altre moltitudini, quelle che stanno dentro. sembra spontaneo confrontarci numericamente. e tu napo quante moltitudini rappresenti? io 1000 tu 10000? no credo di essere indietro

sempre sul rappresentare.
sono daccordo nel dire che io non sono una persona sola.
potrei essere una ventina di persone.
ma a questo punto ciò che stai leggendo o che senti parlare non è una sintesi bene equilibrata di questa piccola folla.
bensì una miscellanea eterogenea di pareri che qualcuno per comodità riassume nei confini di una persona.
e questo si correla veramente poco al discorso delle rappresentanze speculate dei capi potenti, i quali sono sicuramente i primi a sapere quanto loro stessi non stiano rappresentando niente.
quindi io sono una folla, ma non rappresento una folla, altrimenti non sarei una folla e per me sarebbe facile dimostrare di essere una folla, quando invece il mio essere una folla non viene rilevato.
questo soddisfa la tua curiosità?

simone

la conoscenza rappresenta una moltitudine?quante persone ho visto dotate di conoscenza che pure mi sembrano individui singoli. ognuno a costruire la propria rete di conoscenze, che nel mondo procedono ognuna nella direzione della propria autoaffermazione.a quanto ho vissuto, una sinergia tra due individui può produrre una moltitudine; diventa un generatore. (generatore si chiama questa vecchia musica: angolo pubblicità:http://svgr.altervista.org/index.php?dir=musica%2F)cantare è autoreferenziale dichiarazione d’indipendenza di sinergie che possano esistere anche senza un altro individuo (ed è per questo che mi piacciono i cori, credo). non so. ci vedo tentare teorie e modi di vivere come se comprassimo biglietti della lotteria, sperando. di una speranza sporca, con conflitti d’interessi dei sogni di quando eravamo piccoli, che abbiamo dimenticato e trasformato.nel mio ex-lavoro c’è un concetto da sapere, che è la coda lunga.
(http://en.wikipedia.org/wiki/Long_Tail#Crowds)

napo

la conoscenza rappresenta una moltitudine?
quante persone ho visto dotate di conoscenza che pure mi sembrano individui singoli. ognuno a costruire la propria rete di conoscenze, che nel mondo procedono ognuna nella direzione della propria autoaffermazione.

a quanto ho vissuto, una sinergia tra due individui può produrre una moltitudine; diventa un generatore. (generatore si chiama questa vecchia musica: angolo pubblicità:http://svgr.altervista.org/index.php?dir=musica%2F)
cantare è autoreferenziale dichiarazione d’indipendenza di sinergie che possano esistere anche senza un altro individuo (ed è per questo che mi piacciono i cori, credo). non so. ci vedo tentare teorie e modi di vivere come se comprassimo biglietti della lotteria, sperando. di una speranza sporca, con conflitti d’interessi dei sogni di quando eravamo piccoli, che abbiamo dimenticato e trasformato.

perchè fare una sintesi di cosa sia il cantare?
chi vedi e senti cantare non è vestito dell’autoaffermazione che potresti avere tu stesso se fossi tu il cantore.
l’unica cosa che potrei vedere come autoreferenziale è il non esistere.
al massimo posso concedere che qualcuno sia autistico.
ma autoreferenziale di fatto è un termine che crea delle sintesi comode e imprecise.
anche autoaffermazione è un vocabolo-segmento quindi una parte ben delimitata di una linea retta che non viene indagata.
non viene indagato nemmeno il piano a cui questa linea appartiene.
e i postulati della geometria a cui il piano appartiene, vengono presi in esame come casi isolati, astratti, senza correlazioni con il pratico.
le riflessioni che mi proponi mi paiono un po’ dei segmenti.
la parte interessante del cantare non è certo cosa sia il cantare, perchè analizzare il “cos’è” porta necessariamente a fare una fotografia di un oggetto in movimento, e per quanto tu possa fermare la luce per una frazione di secondo, per quanto tu riesca ad ottenere una immagine nitida e ben delineata, si tratterà pur sempre della rappresentazione ferma di qualcosa che si muove.
l’autoaffermazione è un punto di partenza e i cosiddetti tentativi hanno sempre un risultato, che sia desiderato o indesiderato, non voluto e a volte addirittura non visto e riconosciuto.
il paragone con la lotteria non è funzionale nella misura in cui la lotteria è tutto tranne che qualcosa di incerto.
è una speculazione e deve sembrare puro caso e pura fortuna per chi compra il biglietto, essendoci in realtà delle altre entità in gioco che influiscono nella relazione del giocatore con il caso, ovvero coloro che guadagnano i soldi sul gioco della lotteria.
insomma,una simulazione del caso.
la sintesi è utile per sospendere il tempo e fare delle analisi ma è necessario sapere che mentre stiamo analizzando, il soggetto è già mutato.
non posso fare altro che lanciarti dei piccoli segnali facendo capolino da questo flusso della mutazione.
una sinergia tra individui avviene anche sul piano cinetico.
e a volte non crea pluralità ma unisono, seppur per pochi secondi.

nel mio ex-lavoro c’è un concetto da sapere, che è la coda lunga.
(http://en.wikipedia.org/wiki/Long_Tail#Crowds)

ho difficoltà con la sintassi inglese su spiegazioni tecniche di cose che conosco poco.
andrò a cercare l’equivalente in italiano

 simone

Ti nominavo il canto perchè il presunto artista cerca una nuova verginità dell’espressione, mentre chi ascolta vorrebbe fosse infranta la propria necessità di sentire qualcosa che per la prima volta esprima ciò che viene sentito e non trova parole. In questo caso la momentanea sinergia di prodotto e fruitore sembra generare una moltitudine di epifanie, in chi ascolta e crede di percepire gradevoli frontiere della comunicazione, e in chi produce che sente per un attimo dissetata la propria necessità. Dove arrivino le motivazioni mi è oscuro ed è il motivo per cui tento possibili teorie su ciò che spinge l’artista a cercare un terreno comune col suo audience, malleabile audience che si autofidelizza, si filtra per dare a ogni artista qualcuno in grado di sentire. Più è intenso e soggettivo il sentimento e minore il numero di persone in grado di coglierlo attivamente, sembra.

Forse per questo motivo c’è sempre anche un rapporto di sostegno/fratellanza tra chi introduce all’opera e chi fruisce. Un amico che presenta un gruppo musicale che gli è piaciuto tenta di portare un nuovo vocabolo nel dizionario dell’amicizia tra noi e lui, e come tale noi accogliamo il suo consiglio, che in alcuni casi ci farà trovare una nuova verginità infranta. In altri casi, se dovessimo ignorare il consiglio, porrà le basi per una nuova frattura nel complesso rapporto delle amicizie.

La pluralità di motivazioni che spingono chi fruisce l’opera a continuare la fruizione mi ricordano invece la continua ricerca delle prime volte, in cui qualcuno ha saputo toccarci su corde interiori facendoci vibrare all’unisono con una loro autoimmagine sperata e non ancora posseduta.

Dove porterà la prossima onda fatta di moltitudini tra amicizie e artisti che trovsano qualcuno  che li ascolta? La tua perspicacia comunque è forte ed è vero mi sento segmentato, questa che ti allego è la mia compilation dedicata alle voci segmentate.

simone

Napo posso pubblicare questa nostra conversazione sul mio sito?
siccome ci sono parole tue, mi sembra giusto chiedere

napo

Che tipo di sito è?
Cosa ti spinge a volerla pubblicare?

simone

il discorso sulle moltitudini ha corrispondenze dirette nell’attuale teoria delle reti sociali. il mio interesse è iniziato quando nel 2001 malcom gladwel ha scritto un libro chiamato “the tipping point” che ipotizzava l’esistenza di individui con una influenza sulle masse molto superiore a quella degli altri esseri umani. faceva il caso delle malattie di origine sessuale, che si propagano solo se in una certa città almeno TOT influencer si ammalano (sono persone che hanno circa 1000 volte il numero di rapporti sessuali degli altri).

allora l’anno scorso un tizio di google (Paul Adams) sen’è uscito con una teoria: che non esistono questi individui, che si tratta solo di legami deboli e legami forti tra le persone, che spingono le persone a creare dei “gruppi” di interesse che agiscono influenzandosi a vicenda (e fin qui niente di nuovo, se ti ricordi come ci si passavano le audiocassette tra amici e si ascoltava tutti un po la stessa musica). ora il fatto è che paul adams è andato a lavorare a facebook, dove ha importato le sue teorie. e qualche giorno fa sen’è uscito con questo post: in cui dice che non è per niente sicuro che esistano gli influencers, anzi ipotizza l’esistenza dei micro gruppi connessi per lo stesso ruolo relativo all’influenza.

ora con te ho parlato di persone che sono moltitudini, e il concetto mi sembra molto simile. volevo scriverci un articolo per pubblicarlo perchè:

  1. non trovo nessuno interessato a parlare di queste cose con me
  2. pensavo che neanche tu fossi interessato a parlarne via mail (non hai piu risposto alla mia mail)

allora ti chiedevo se potevo pubblicarlo fuori in modo da cercare altri con cui parlarne.

non si sa mai.

ah il mio sito è questo: http://www.goatseo.com/ ci scrivo di ottimizzazione per i motori di ricerca (che è il mio lavoro). l’altro sito su cui ne vorrei accennare è quello che dedico ai concetti che scrivo e che non caga veramente nessuno: harrr.org/rrr

ciao grazie per la risposta.

napo

Mi è stato prestato un libro molto interessante che cerca di svolgere tecnicamente proprio la tematica che stai analizzando tu.
Si intitola “Link”, l’autore è Albert-Laszlo Barabasi.
Per quanto riguarda me , ritengo che una teoria sulla diffusione in relazione alla dicotomiamoltitudine-individuo conduca a farsi una idea in merito quindi alla non-comprensione.
Per quanto riguarda le mie risposte vacanti che hanno lasciato la conversazione in sospeso posso dirti che, dipende dal numero di conversazioni simultanee che provo a seguire. se tale numero è troppo alto il mio non-rappresentare una moltitudine mi porta a dispedere l’attenzione e a lasciare qualcuno senza risposte.
Per quanto riguarda il pubblicare o meno la nostra conversazione monca, la risposta è si.
però devi pubblicarla integralmente comprendendo questa ultima parte dove tu mi chiedi se puoi pubblicare e io ci metto 2 settimane a risponderti perchè sto facendo la stagione in cucina.

n

simone

anche io mi son fatto 6 mesi in cucina (al termine dei quali mi hanno cacciato a calci in culo)

hai una mia pacca sulla spalla virtuale. grazie alla prossima. (ps. domanda da groupie: quando esce il nuovo disco?)

napo

io invece spero di tirare calci in culo allo chef.
che non è uno chef ma pazienza.

hai una mia pacca sulla spalla virtuale. grazie alla prossima. (ps. domanda da groupie: quando esce il nuovo disco?)

credo nei primi mesi del 2012.
e dico credo perchè io sto ancora scrivendo e non so con esattezza quando finirò.

posto che esistano davvero queste persone… che valgono come una moltitudine…

voi come fate a trovarle? C’è davvero ancora bisogno degli incontri “fisici”? Siamo pronti per andare 100% online?

i founders e gli utenti finti

è da poco uscito un video dove i fondatori di Reddit spiegano come nei primi mesi sia stato essenziale creare utenti finti che potessero mettere le basi per i contributi reali che sarebbero arrivati in seguito. Luca lo chiama “seeding” ed in generale dice che tutte le community che funzionano vedono partecipare prima di tutto i fondatori. Ovviamente, i colpi segreti funzionano solo una volta, quindi forse era ora di svelare questa ricetta.

9 Responses to “Vetrine e moltitudini”

  1. alle

    ho faticato a capire il senso generale del post, la parte della discussione con napo è al di fuori dalla mia portata, però si salva con il finale

  2. simone

    eh lo so, era un po’ filosofico e magari c’è anche qualche cazzata. Però giuro che un senso cel’ha, è che ancora non si capisce! haha :)

  3. doruntina

    Io invece (in ritardo) mi sono soffermata sulla parte in mezzo. Ti consolerebbe se venissi a sapere che una persona che tempo fà di leggeva e commentava in vecchie piattaforme (oramai sparite dalla rete) torna a rileggerti?!
    Ammetto di essere ignorante per quanto riguarda SEO e derivati ma i tuoi post sono…caz non so come definirli. Filosofico indeed.

  4. Francesco Margherita

    “…l’unica cosa che potrei vedere come autoreferenziale è il non esistere”.
    Interessante passaggio, dal momento che probabilmente quando sei fuori dal tempo riesci a raggiungere un certo livello di invisibilità. Non esisti più in un certo senso, cioè come persona “ego”, e diventi tu stesso lo spazio tra le cose.
    Cosa puoi sviluppare a partire da quel livello di consapevolezza?
    tutto, niente. :-)

  5. simone

    si effettivamente il “cosa” è sempre una bella domanda. Direi che la risposta più semplice per me è… quello che mi piace. Nel concreto mi piace affrontare i problemi sui conflitti d’interesse e mi piace cercare di capire come fare le cose in modo etico. Quindi, passando per il “come” (che spesso implica anche altre persone per mettere in pratica progetti di una certa dimensione) si riesce ad affrontare… avento appunto tanto tempo… anche il “cosa” :)

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