rimbalzo

Oltre a kili di tecniche per scrivere codice ottimizzato che renda i siti internet leggeri, facilmente indicizzabili e facilmente accessibili, ho anche bisogno di credere in qualcosa.

Mentre negli scorsi anni entravo piano piano nel mondo del SEO, leggendo blog sul SEO, leggendo libri pieni di metafore sui negozi di periferia e sui negozi del centro, provando e analizzando i risultati settimana dopo settimana sui siti di cui avevo la responsabilità, mi sono lentamente reso conto che serviva crederci.

E serviva lavorare solo con lui, con Google. Tutto il resto, sono parole.

Mettere in atto le strategie per il posizionamento di un sito è solo una parte dell’ingranaggio. Analizzare le frequenze di rimbalzo per ogni parola chiave che da accesso al nostro sito è un’altra parte dell’ingranaggio. Scrivere nella lingua di chi sta cercando è sempre nella Top10 delle migliori strategie di posizionamento. Ed entrare nella testa dei visitatori è il costante sogno proibito verso il quale ci si spinge ogni volta che si scrive un testo SEO nuovo, ogni volta che si impronta una canalizzazione su una nuova landing page, e in generale ogni volta che si cerca di scrivere contenuti utili per i nostri visitatori.

Un’operazione di scrittura e riscrittura, a volte. Questione di bottoni e call to action. Questione di quanti nella nostra rete relazionale stanno parlando di noi, e quanti nuovi link arrivano ogni giorno sulle nostre pagine. A volte è questione di PageRank e altre volte è questione di essere presenti un po’ dove il sole sta scaldando.

La soglia di attenzione decide quante cose utili si possono imparare, e quante vanno perse. L’istinto e l’esperienza dicono quali informazioni sono utili, nella scelta tra segnale (A) e rumore (B):

signal noise

La stessa azione di scelta tra cosa è rumore e cosa è segnale è alla base della Frequenza di Rimbalzo, cioè la base della conoscenza per chiunque voglia interessarsi alla soddisfazione dei propri utenti.

Se non ti basta sapere che la frequenza di rimbalzo sulle statistiche del tuo sito internet aumenta quando un visitatore:

  • visita una sola pagina del tuo sito
  • resta su una pagina del tuo sito meno di 5 secondi.

allora dovresti proprio leggerti il blog di Avinash.

logo designParlando con Guido ho accettato di rivedere il logo di GoatSEO. I suoi consigli vertono al dare un’ idendità più forte al marchio, che possa essere ricordato e riconoscibile e che sfrutti il gioco di parole tra GO AT SEO e GOAT SEO. Goat significa capra, in inglese, oltre che “andare verso…”.

Mi sono ricordato che in Marocco esiste una razza di capre che si arrampica sugli alberi per mangiare le foglie più alte. Così come nella filosofia SEO si parte sempre dallo studio dell’esistente, ho fatto qualche ricerca su internet. Su Google ho trovato alcuni ragazzi che hanno sfruttato l’idea delle capre scalatrici di alberi per fare alcune magliette.

Nel resto della mattinata ho parlato con Glynn che si è proposto per fare il logo, dato che oltre che amico è anche designer. Nei mesi scorsi, dalla partenza del progetto Goatseo avevo chiesto il logo a Michele, che però è tanto bravo quanto impegnatissimo.

Il logo attuale disegnato prendendo spunto dalla saga del goatse sembra piacere solo ai puristi e quindi necessita una bella svecchiata.

Mi dispiace un po’ dovermi occupare anche di questioni grafiche mentre i risultati del posizionamento per i miei clienti arrivano ormai da qualche anno, mi rendo conto però (grazie Guido…) che anche l’immagine coordinata è tra le priorità dell’ottimizzazione SEO, dato che un sito dall’immagine oscura ha più difficoltà a generare traffico senza rimbalzi (bounce backs).