Il SEO è un mestiere prettamente tecnico basato su due capisaldi:

  1. capire quali sono, come funzionano e come sfruttare i segnali di posizionamento dei motori di ricerca
  2. fare lobby

Una volta studiati i primi due fattori del SEO, si può passare direttamente all’attività principale:

  • vendere servizi o corsi seo a qualcuno

Se è particolarmente bravo, un SEO può anche fare soldi per conto suo:

  1. con circuiti di affiliazione
  2. con partnership dirette (o revenue share)
  3. vendendo i suoi stessi prodotti

Segnali? che roba è?

Facciamo qualche esempio di cosa può essere un segnale per un motore di ricerca: un sito non aggiornato si posiziona peggio rispetto ad un sito aggiornato (motivo per cui almeno qualche volta all’anno mi costringo a fare un post). Anche se a livello di contatti (lobby) ho le mie carte da giocare, Google cambia in continuazione il peso che assegna ai link provenienti dai siti, quindi avere link nuovi resta comunque una buona abitudine (altro segnale), quindi conoscere gente nuova resta importante, e il mio modo di conoscere gente nuova è sempre lo stesso da dieci anni: scrivere qualcosa su internet. Peccato che la gente oggi tenda a conoscersi… sui social!

Nei corsi dico spesso che la Coca-Cola ha una ricetta segreta, di cui si conoscono gli ingredienti dei quali tutti ignorano le dosi. Questi “ingredienti” su Google si chiamano “ranking factors”, in italiano potete tradurlo come vi pare.

che fine hai fatto?

Avrete anche notato che scrivo uno o due post all’anno. Prima di tutto perchè mancano novità in ambito seo (non ce ne sono di grosse da almeno un paio d’anni) e poi perchè essendomi concentrato sulle grosse aziende molte delle cose che scopro non le dico per contratto, o comunque sarei un po’ pirla a dirle appena le scopro. Col SEO è così da sempre, le notizie sul seo pubbliche sono vecchie, è uno standard di mercato. Oppure, se non sono vecchie sono inventate da Google (come la recente moda del parlare in pubblico degli aggiornamenti dando un nome commerciale, quasi dovesse lanciare un nuovo prodotto).

a chi interessa il SEO oggi, in italia?

  1. manager (soprattutto responsabili di aree tecniche)
  2. capi d’azienda (ne hanno sentito parlare)
  3. tecnici (leggono qua e la)
  4. smanettoni (leggono qua e la e hanno un blog)
  5. ai SEO (rompono le palle a tutto il resto del web scrivendo articoli di ogni tipo)

come capire quando un articolo sul SEO è utile?

Ci sono quei due o tre siti pieni zeppi di roba utile e sono esclusivamente in inglese. Tieni presente questa semplice regola: se è in italiano, è inutile (ovviamente questo blog non fa eccezione). Un articolo SEO è utile di solito quando lo hai cercato tu. Se te l’ha linkato qualcuno spesso è inutile pubblicità di Google o di altri SEO mascherata da articolo.
Se c’è dentro la parola “SEO” state certi che l’articolo è inutile, ed è stato scritto esclusivamente per ricavarne qualche tipo di ricavo o traffico.

Come funziona l’assunzione dei SEO in Italia

Al contrario di grandi siti esteri, entrare come SEO in una grande azienda italiana è prima di tutto questione di conoscenze. Da noi non c’è la capacità tecnica nel management per scegliere figure tecniche. Le risorse umane fanno colloqui “fantasma” e si viene assunti solo per volere di un “potente” dell’azienda. Al cambio del potente di turno, si cambia la squadra tecnica (soprattutto se i tecnici non sono assunti ma sono pagati a progetto, o meglio nel nostro caso si potrebbe dire strapagati a progetto). Diverso è essere assunti in aziende che si occupano di vendere SEO ad altre grandi aziende. In queste aziende IT di solito si entra grazie a colloqui reali, e tipicamente viene valutata la nostra esperienza e la nostra capacità di imparare (o di eseguire rapidamente quello che chiede il capo).

Una volta che un’azienda IT crea la sua squadra di SEO, deve vendere un servizio SEO ad un’altra grande azienda, alla quale tipicamente arriva non per merito ma per conoscenze (o per reputazione).

Come funziona l’assunzione dei SEO all’estero (o nelle ditte serie)

Di solito c’è una sequenza di colloqui. La sequenza standard è risorse umane – reparto tecnico – managers. A volte però una ditta fa una sequenza diversa, magari raddoppiando i tecnici, o raddoppiando le risorse umane (tipo se deve assumere immigrati). Di solito c’è prima una sequenza di colloqui telefonici e poi una serie di colloqui di persona. Poi si comincia a parlare di soldi (a volte se ne parla anche al termine della prima ondata di colloqui telefonici). Se c’è un accordo sul prezzo, si fa un mesetto di test. Per posizioni importanti l’accordo economico spesso comprende anche una parte in percentuale stabilita sui ricavi aziendali/azioni dell’azienda.

Come si compra un servizio SEO?

Anche tra agenzie SEO, l’ecosistema dei clienti funziona per la maggior parte in base al passa parola ed alla “reputazione”. Più le aziende sono grosse più la reputazione conta. A certi livelli semplicemente non ci puoi arrivare senza conoscere qualcuno. I risultati nel nostro settore non sono quasi mai aggregabili pubblicamente (per esempio non è possibile dire “quante” visite hai portato in più rispetto alla scorsa gestione, in parte perchè il dato delle visite è un dato “sensibile” ed in parte perchè se si lavora sull’ottimizzazione di progetti già esistenti, tipicamente il lavoro di un buon SEO si vede qualche mese dopo che il progetto è andato online, e continua a vedersi per anni. Per esperienza il 90% delle richieste di preventivo che mi arrivano sono relative a piccole/medie aziende. Tutte le richieste per lavori grossi per brand autorevoli mi sono sempre arrivate per conoscenza o per reputazione.

Quindi è sempre tutto il solito magna magna?

In parte si, in parte no. In Italia abbiamo anche una buona quantità di capi d’azienda (di solito medio-piccole) che avendo le conoscenze tecniche e umane sanno anche prendersi il rischio di scegliere di persona un nuovo SEO, senza dover chiedere referenze. E’ un rischio di cui sono consapevoli (d’altra parte anche con le referenze c’è sempre un rischio, anche se con le referenze puoi sempre andare a rompere le palle a chi ti aveva consigliato quella persona). Va detto che a volte la reputazione si costruisce anche trasformando qualcosa di piccolo in grande, nel SEO bisogna farlo, è una specie di imperativo, e trovare una piccola azienda che ti dia il tempo per studiare e sperimentare… è oro! (a me è successo così, e non finirò mai di ringraziare Raffaele di SendBlaster).

Una classifica dei SEO è possibile?

di solito ci si vanta di essere in prima pagina (o primi) per qualche parola chiave più o meno competitiva (primi sui motori, seo, preventivo seo, corsi seo ecc.). Mentre l’unica classifica non taroccabile resta quella di Google, non c’è una parola chiave ufficiale con la quale competere per dimostrare quanto si vale pubblicamente. Quando ho aperto la partita iva nel 2009, ho pensato di ottimizzare il mio sito per “seo” e per “preventivo seo” e poco altro. Sono bastate a farmi trovare da un numero di clienti sufficiente a saturare il mio tempo disponibile, ho poi dovuto trovare altri partner per gestire le richieste di preventivo a cui non riuscivo a rispondere. Ho dovuto quindi imparare a valutare i partner. Questo è SEO? No, però è reputazione e come dicevo prima, oggi i SEO in Italia, tra grandi brand lavorano principalmente grazie alla reputazione.

Che differenza c’è tra SEO Senior e SEO Junior?

Per rispondere a questa domanda cito direttamente Elena Renga che risponde dal punto di vista delle risorse umane:

  • SEO junior: neofita con conoscenze di base. Rientrano nella categoria anche quelli più scafati ma con meno di 2 anni di esperienza. La differenza tra i due la fa la retribuzione
  • SEO senior: è sinonimo di SEO specialist. Più di 2 anni di esperienza e capacità di gestire con buona autonomia tutte le fasi di un progetto.
  • SEO manager: spesso sinonimo di project manager in ambito SEO. E’ un senior con almeno 5 anni di esperienza, in grado di gestire e coordinare un team di lavoro (che è una capacità a parte, che esula dalla bravura individuale come SEO).

Sulle categorie temporali ci sarebbe tanto da discutere (ho conosciuto ottimi manager che hanno meno di 5 anni di esperienza e junior con eccellente operatività). Alla fine la differenza la fa sempre la retribuzione.

Quanto guadagna un SEO in Italia?

da 1.000 a 10.000 euro al mese.

dipende se lavori in affiliazione (ho conosciuto bravi ragazzi che fatturavano anche 50.000 euro all’anno con un solo sito di affiliazione) o se sei sotto contratto. In questo caso per un SEO specialist (senior) si parte da 2.000 euro/mese. Se guadagni di più probabilmente hai aperto un’azienda o ti sei “corporato” con qualcuno. Se sei freelance e guadagni più di queste cifre in modo stabile: complimenti.

Quali sono gli strumenti di un SEO?

Un elenco di fattori di posizionamento (sia ufficiali che ipotetici), WordPress, Drupal, Joomla, Google Trends, Google Analytics, Google WebMasterTools, SearchMetrics, SemRush, KeyWordeye (o alternative), Excel (o alternative), UriValet, Xenu. Più tutti quelli che non servono a nulla ma fanno colpo sulle ragazze.

P.S. no, non ti serve nessun corso per imparare ad usarli bene.

Posso diventare SEO da subito?

no, ti serve esperienza, e molti siti, tuoi o di altri, su cui lavorare e imparare.

Per diventare SEO devo imparare l’html?

si

Fare SEO è divertente o creativo?

dipende da cosa consideri creativo. Se studiare ti sembra una cosa creativa, allora si, lo è.

Com’è la giornata tipo di un SEO? su cosa lavori?

La mia giornata comincia alle 6 del mattino con la prima pappa della bimba. Poi giochiamo un’oretta sul tappeto. Verso le 7 controllo la mail mentre la bimba gioca un po’ da sola o mentre ascolta musica. Alle 8 quando la bimba fa un piccolo pisolo, controllo i posizionamenti persi o guadagnati il giorno prima, e ipotizzo una strategia di azione per il giorno. Dalle 9 alle 10 di solito sto su Analytics, o scrivo nuovi contenuti, o scrivo codice. Poi dipende se devo lavorare con una piccola azienda o con una grande azienda. Con i piccoli, di solito facciamo un piano d’azione comune, ed entro le 13 c’è qualcosa di nuovo online. Se l’azienda è grande si parla molto, si mandano molte email, e non si pubblica niente prima di 2 settimane. In generale dedico qualche ora al giorno allo studio dei siti dei competitor, a campagne pubblicitarie su AdWords (per quelle parole in cui i competitor ancora mi battono). Cerco i modi di ottimizzare le conversioni, o formo altro staff. Se i task sono complicati mi sento su skype con tecnici più bravi di me e cerco di imparare qualcosa. Oppure cerco su google, quest’ultima direi che è fondamentale. Personalmente non gestisco clienti nè stendo preventivi, sono due cose in cui non sono per nulla bravo, di solito delego entrambe.

Se la squadra dei SEO è molto grande, è probabile che si passi più tempo su analytics, omniture (o su excel) e più tempo cercando di rincorrere i numeri o le parole.

Se l’azienda è molto grande si perde una marea di tempo in riunioni, in studi di fattibilità, in stime. Tipicamente lo staff tecnico delle grandi aziende è di 2 tipi. Quelli interni, spesso ignoranti e con conoscenze informatiche arretrate, e quelli esterni (a contratto) che girano un po’ di più e di solito a livello tecnico sono più preparati, ma non hanno il potere decisionale. Quindi si tratta spesso di puro esercizio retorico, nel convincere qualcuno che non sa di cosa stai parlando che qualcosa servirà o qualcos’altro andrà fatto. In compenso, quando il dominio dell’azienda è autorevole, per posizionare una pagina si fa la metà della fatica, quindi a volte si riesce a recuperare il tempo perso in riunioni.

Poi ci sono indubbiamente lavori SEO più sporchi, vale a dire quelli che si fanno senza metterci il nostro nome vero, link building di solito. Il più sporco di tutti è stare sul social network a parlare male di altri SEO, tuttavia per la gloria si fa questo ed altro.

e questa lobby a cosa serve?

Stare tutto il giorno a parlar male di qualcuno consente di farsi amici i suoi nemici. Avere amici consente di chiedere un link ogni tanto, chiedere un consulto, avere qualcuno che parla bene di te ed in generale permette di avere una buona reputazione. Niente lobby, niente party. Non esiste un SEO che possa fare miracoli da solo, comunque servono amici a linkarci nel momento del bisogno, comunque serve gente a cui chiedere una mano (dato che non sempre si trovano tutte le risposte su Google). La lobby però serve soprattutto per i lavori grossi, quelli in cui girano molti soldi. Certo i soldi girano anche senza lobby (avete mai visto una fattura di Primi Sui Motori? io si…) però con la lobby girano più volentieri, soprattutto in azienda si può far colpo dicendo che si conosce qualcuno di molto bravo.

Quindi Google da un valore anche ai link sui siti dei nostri amici?

esatto

Quindi se ho molti amici ho molti link?

probabile.

Ma io ho molti amici su Facebook e su Twitter, fa lo stesso?

no, non fa lo stesso.

e Google apprezza il lavoro dei SEO?

diciamo che Google agisce in modi schizofrenici tra loro. Da una parte crea guide per i SEO, strumenti per i SEO (l’unico standard per capire a livello analitico una posizione all’interno della slot machine dei risultati). Dall’altra le posizioni sulla prima pagina dedicate al traffico organico sono in costante calo, in favore di spazi dedicati alla pubblicità o alle mappe o ai tool di Google (ho già scritto di questo “problema” sull’articolo dedicato all’organico)

Questo SEO muore o no?

è dal 1997 che si parla di morte del SEO e rinascita di qualcos’altro. Personalmente ci campo ancora e con guadagni crescenti negli anni. Certo che l’esperienza deve passare dal piano tecnico a quello personale, in questo senso per i SEO è sempre stato importante fare lobby, quindi da lì a fare amicizie “importanti” il passo è breve.

Ovviamente il SEO è un mestiere che nasce sui motori di ricerca e non è possibile indovinare quanto potrà durare questa moda del trovare informazioni cercandole su un sito o su una app. Fino a quando ci sarà una classifica dei risultati “organica” è possibile immaginare che esisterà anche un mestiere per qualcuno che voglia influenzare questa classifica. Di transizione tra ricerca organica e ritrovamento delle informazioni su social network si parla già da anni (io ne scrivo dal 2009, ma il tema è molto più vecchio), e solo ultimamente stiamo vedendo qualche esperimento concreto di Facebook, che tuttavia è lontano dall’essere proposto come strumento utile per trovare informazioni generiche.

Se il SEO è un mestiere che si fa inhouse, cioè in modo “dedicato” per una piccola-media azienda, è difficile aspettarsi che questo mestiere possa morire di colpo, semplicemente cambierà cappello, come si è sempre fatto nell’informatica al nascere di una nuova moda, o di un nuovo linguaggio di programmazione… lo si impara e si va avanti! Nelle grandi aziende invece dove tutto l’IT è più strutturato e meno propenso ai cambiamenti, la figura dei SEO viene introdotta più lentamente, si preferisce pagare altre società con le dinamiche che ho descritto sopra. Nelle startup invece il ruolo dei SEO è quasi dato per scontato, come qualcosa che qualcuno deve fare, come il logo o il sito (va detto che startup fantastiche come Whats’App per esempio per tanti anni del sito se ne sono proprio fregate).

quanta matematica c’è nel mestiere di SEO?

dipende dalla tua “formazione”. Se sei partito come grafico, forse ci saranno più azioni relative all’interfaccia di un sito, se sei partito come ingegnere magari ci sarà più attenzione a come il codice di un sito è stato scritto. Se sei commerciale nell’anima ti sarà facile fare amicizia con tante persone che poi ti linkeranno dai loro siti. In generale il tipo di SEO “matematico” o meglio “scientifico” cerca di fare i suoi “test” in casa per capire qualcosa che gli altri non sanno, a volte è utile, a volte è un buco nell’acqua. Nel prossimo articolo scriverò come capire se il nostro SEO è bravo. (PS. su seo e semantica ho fatto un’intervista interessante ad uno dei boss della semantica in Italia).

Se avete altre domande o se volete contestare i commenti sono aperti. ciao! :)

 

 

 

Nel mondo ipercomplesso la pubblicità legata alle persone vale di più della pubblicità sui contenuti, perchè le persone si fidano delle persone (questo post non è solo un rigurgito di cluetrain manifesto).
Monetizzare il contenuto (indipendentemente dal sito su cui risiede) è stata una prerogativa di Adwords e Adsense, circa un’era geologica fa (internet time). Era solo pubblicità.

Oggi (2013) è evidente che alcuni investimenti di Google vanno alla rincorsa di Facebook, forse perchè hanno capito che la prossima evoluzione della pubblicità sarà legata alle persone (per i nuovi lettori, il 95% dei ricavi di google viene dalla pubblicità). Monetizzare le persone renderà meglio che monetizzare i contenuti. Non era immaginabile nel web anonimo del 2000, ma è perfettamente plausibile sul web always-logged-on che si sta venendo a creare.

E quindi si torna a parlare di conflitto d’interessi? Non appena gli utenti scopriranno di valere qualcosa, vorranno una fetta del valore, e dovranno giustificare “al pubblico” il perchè di quella fetta (o meglio il perchè di quel link affiliato). Amenochè non diventi automatico per tutti, ma non lo sarà. Facebook è in borsa, e chiunque può comprarne titoli, questo significa che solo alcuni li compreranno, e pochi ci guadagneranno, esattamente come col vecchio mercato.

Diversifichiamo o facciamo “branding?”. Arriveranno parchi di divertimento targati Facebook, video blog di Google Glass, panini Microsoft e olive in scatola Olivetti, rigorosamente raccolte in Grecia e vendute in puro stile Made in Italy? D’altra parte, ancora una volta Fiat è già nel futuro, con le simpatiche felpe.

Dolorosa attualità. Google stringe la cinghia e chiude Reader, cioè ne rinuncia alla user base. Poteva sapere tutto sui contenuti, tempo di lettura, indici di qualità, addirittura si sarebbe potuto calcolare la qualità dei contenuti in funzione della qualità dei lettori. E invece si chiude tutto in fretta e furia per far quadrare qualche cifra sui bilanci trimestrali. Sarebbe bastata una funzione di import su google+, ma evidentemente non si vogliono più guardare quei contenuti. Lato ricerca, tra specialisti già da qualche anno misuriamo la scarsità di offerta nei risultati proposti dai motori di ricerca e la scarsità di attenzione per le fonti autorevoli o anche solo la minima volontà di andare a cercare dove sta il contenuto originale: google se ne frega. Basta che eroghi contenuto (oggi), e basterà che tu sia loggato (domani) per esporre quella pubblicità ad un costo sostenibile.

Oppure anche da loro il management ingnorante non sa nemmeno quando è il caso di delegare, preferisce affrontare personalmente scelte tipo kamikaze, chissà.

No! ancora la scuola, no! La scommessa del creare internet è stata un sogno di libertà e uguaglianza, oggi è questione di istruzione (anche google fa corsi online per insegnarti come si cerca). Se sei “letterato” sai riconoscere un contenuto di qualità, se sei credulone accedi al motore di ricerca e ti fidi della prima cosa che trovi senza provare neppure a verificare la fonte.

Quando lavoravo con Raffaele in Sardegna, era affascinato dalla grandezza del mondo. Guardavamo i ricavi mensili salire a ritmi incredibili e mi diceva “vedi? il mondo è davvero molto grande, dobbiamo pensare ai prossimi mercati”. Oggi anche il modello di Google sta faticando ad organizzare questo mondo così grande, ed in continuo aumento.

Oggi è ancora possibile diventare indipendenti, solo se si ha già una fonte di reddito, il più delle volte relativa al mantenimento familiare, o ad un lavoro che per qualche tempo ci paga le bollette, però siamo inconcludenti. Conosco tante persone di valore, eppure nessuno di loro sta guadagnando coi propri contenuti. Tutti vengono pagati

  1. per “fare” qualcosa
  2. per “organizzare” qualcuno che “fa”
  3. per “dare conoscenza” a chi “organizza” qualcun altro che “fa”.

Eppure, nessuno tranne Baekdal, sembra rendersi conto che queste persone “pagate per dare conoscenza” molte informazioni le trovano gratis su internet… ancora per poco, forse. Ma la cosa davvero interessante è che Baekdal oltre ad avere ragione l’ha pure messo in pratica. Sono 2 anni che ha attivo il paywall e fa soldi coi propri contenuti, è in poche parole l’editore di se stesso. certo non è un business model replicabile in modo scalare perchè per farlo serve gente intelligente e concreta come lui, due doti che sono rare per definizione…

Il riassunto dell’ottimo post di Baekdal è questa immagine:

baekdal-conversioni

vuol dire che puoi fare pubblicità solo con contenuti stupidi/poop/pop/spiritosi/virali… e che puoi fare soldi anche vendendo contenuti intelligenti, con questi soldi ti ci paghi tu che questi contenuti li scrivi… e non il complesso ecosistema degli editori. Ovviamente ci sarà spazio anche per la promozione…

Nel tempo libero mi piace sognare che se google mi avesse assunto nel 2009 tutte queste cose le avremmo già messe in pratica.

In compenso in Italia siamo nel 2013 e ancora c’è gente strapagata per falsificare le classifiche di audiweb, chissà quanti vanno su audiweb per scegliere dove comprare pubblicità (grazie Giulia per il link).

e se la pubblicità fosse solo un modo vecchio di ragionare?

Per fortuna già da anni esistono anche PayPerSale e LeadGeneration, spero potranno andare avanti ancora molto, ovviamente con una policy chiara sul conflitto d’interessi (cosa che in italia è ancora inesistente, in USA cel’hanno dal 2009)

di cosa hanno bisogno le persone?

le persone hanno bisogno di parlare dei contenuti che hanno letto per

  • capirli fino in fondo
  • divertirsi
  • condividere qualcosa di bello (o brutto)

soprattutto la condivisione che oggi monetizziamo in modo abbastanza fine a se stesso (quasi come se fosse un parametro da ottenere per raggiungere lo scopo di piu pagine viste…) può avere decine di motivazioni, e finora solo le persone sono in grado di capire queste motivazioni ed estrarne un valore (finora… chissà che un giorno non lo si possa fare con una macchina).

di certo vendere un contenuto significa saper parlare alle persone (prima che ai motori di ricerca), ma se il contenuto viene venduto, non può essere usato per fare pubblicità (dato che la pubblicità si nutre di massima visibilità, ed il contenuto si nutre di significati interni), così l’unico modo che ho trovato finora di monetizzare un contenuto è l’affiliazione. Vedremo se anche la pubblicità potrà capire che deve iniziare a costruire un network di persone invece che un network di publishers.

Ogni giornata costa 250 euro.
Il numero di giorni lo scegli tu

Questo è un elenco di servizi che compongono una consulenza SEO. Dato che ogni sito è diverso, ho diviso la consulenza in unità indipendenti, così che si possa avere un costo su misura a seconda delle tue necessità.

  • analisi concorrenza (percepita ed effettiva): 1-2 giorni
  • analisi concorrenza locale: 1 giorno
  • intelligence: 2 giorni (circa 20 keyword competitive)
  • organizzazione contenuti: 1-2 giorni
  • strategia SEO: 1-2 giorni
  • strutturazione contenuti: 1-2 giorni
  • revisione landing pages: 1 giorno
  • check struttura url: 1 giorno
  • integrazione ecommerce: 3-5 giorni
  • consulenza in più versioni (es. tecnica + direzionale): 1 giorno
  • ottimizzazione conversione: 2 giorni
  • ottimizzazione on page: 1 giorno
  • analisi link building: 1 giorno
  • startup campagna AdWords: 1-2 giorni

assessment errori e penalizzazioni:

  • revisione e correzione errori SEO: 2-3 giorni
  • revisione Html: 1-2 giorni

opzionali:

  • keyword speciali alta conversione: 2 giorni
  • formazione editoriale: 1 giorno (oppure guarda i corsi seo)
  • supporto live: 1 giorno (7 ore in call su skype, anche erogabili in diversi giorni)

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L’elevata dipendenza dei posizionamenti da numero e qualità dei link in ingresso hanno creato negli ultimi anni una specifica branca del posizionamento chiamata link building (creazione di link). Tipicamente durante la creazione di links finalizzata al posizionamento commerciale ci si preoccupa che i link siano creati su siti con contenuti di qualità, e spesso si riassume questo concetto equiparando un elevato pagerank ad una pagina di qualità. Col crescere dell’intelligenza del motore di ricerca, viene resa via via più inutile la creazione di link automatizzata (oltre che in alcuni casi anche penalizzata la compra-vendita di links).

Visto il complicarsi della situazione, alcuni seo ipotizzano anche la futura emancipazione dei posizionamenti su motore di ricerca dalla presenza e qualità dei link in ingresso. Prima di avere questa situazione comunque i motori di ricerca dovrebbero avere una coerente e pervasiva topografia del web, cosa che al momento, vista la natura fluttuante del contesto, risulta impossibile.

Una possibile risposta che funziona già da tempo è il link building etico e qualitativo, basato sulla creazione di contenuti di qualità e affini alla scala di valori dei lettori attivi, cioè coloro che oltre ad essere lettori sono anche editori di contenuti a loro volta (blogger, giornalisti, marketers, piccoli social networker)

Rifletti con goatseo

Link building etico e motivato: quando un utente spontaneamente mette sul suo profilo facebook o sul suo blog un link. Capire le Radici della condivisione. Come si lega la condivisione alla fiducia?

Costruire la fiducia o creare la fiducia, che differenze?

Come costruire la fiducia, come crearla. Titolo sputtanato. Oltre alle motivazioni per cui le persone vorrebbero linkarci bisogna ricordare i contenuti oggettivi. Tutte le informazioni che aumentano la conoscenza delle persone sono un valido motivo per avere un link dovuto alla necessità umana di condividere il valore.
Scelte etiche:

  • Certezza propria influenza
  • peso influenza.

A chi giova la scelta? C’è fiducia in chi comunica?

Fin dove possiamo arrivare cercando link? Quali sono le pagine dalle quali avremo link di qualità per le nostre parole chiave strategiche aziendali? Nel caso di Alkè avevamo una rete di rivenditori, nel caso di SendBlaster avevamo una community di utilizzatori. A chi possiamo chiedere apertamente un link e cosa possiamo fare per farci linkare spontaneamente? In questa ultima area è importante tenere un’etica che motivi ogni nostra azione. L’etica dietro il caso di Alkè è nei prodotti italiani, nell’ecologia del prodotto prima che nel valore economico che invece riguarda i clienti piuttosto che la community che ci linka.

Si ascolta un’etica quando si trova valore nella moltitudine che rappresenta l’individuo mentre parla. Dare valore alle parole a seconda del valore dimostrato sul campo da chi parla. Dare valore alle moltitudini rappresentate sulla carta (questo concetto è un po’ criptico, ma seguimi, poi diventa chiaro).

Se sai fare le cose tradizionali, poi puoi campare anche di esperimenti, tanto ormai hai credibilità… Cioé la gente ti da fiducia.

C’è qualcuno che dia valore agli esperimenti senza doversi basare sulle dimostrazioni di stile acquisito? È il caso del jazz dove i musicisti sono quasi scienziati. Qualcuno può dare un significato ai rumori emessi da un neonato che non ha ancora dimostrato di saper comunicare col nostro alfabeto?

Mi sono focalizzato sull’accettazione o meglio elaborazione degli errori, come parte essenziale di apprendimento e crescita. Un errore di per se… non esiste, viene creato dal contesto. E’ possibile commettere errori senza dover pagare? Gli errori rallentano e consapvolizzano un’opera addirittura bloccandola e rendendola incomprensibile. Cosa sarebbe? Una lotta contro il mondo tradizionale che non mi vede mai vincitore? È tutto qui, solo mancanza di vittorie in una specialità che porta a crearne di nuove? Serve un movimento di persone per creare una nuova specialità, cioè tanti che non riescano a vincere nelle specialità tradizionali. I giochi senza vincitori, anche quelli dopo un po’ annoiano, si cerca un nuovo gioco in cui provare a vincere e quando è troppo difficile viene abbandonato.

Gianni per esempio da valore a quello che dico, pur essendo un vincitore della tradizionalità che ha cercato di innovare da dentro. Non si stanca di parlare di cose che magari ha già elaborato da anni, non si stanca di crescere facendo crescere. E fuori, la massa dei non agenti quando verrà toccata? E quando vorremo partecipare a un gioco senza vincite?

Influenzare il posizionamento organico in modo etico è possibile:

  • quando i risultati alternativi alle nostre pagine offrono scarsa qualità o nessuna qualità.
  • quando la concorrenza sul nostro settore offre contenuti meno completi dei nostri dal punto di vista oggettivo.
  • quando il nostro business offre oltre al servizio core anche una serie di valori collaterali in linea con l’etica dei lettori.
  • quando si struttura la cessione a gratis di contenuti o servizi che normalmente sono a pagamento.

link building etico.

il valore della condivisione,
capire perchè la gente decide spontaneamente di segnalare un link sul proprio social network/sito.

spiegazione silenzio: parlo solo quando ho qualcosa di unico da dire (significa che puoi stare zitto per lungo tempo)

fidarsi di un seo
tempo applicazione strategie
credibilità (come creare fiducia in chi non ci conosce)
risultati ottenuti

una delle mie strategie:

come parlare coi clienti nuovi,
come dire ai clienti che le loro parole chiave sono limitate (e proporre adwords)
caso skebby (sms gratis… non porta vendite)
come capire una nicchia in cui il cliente può eccellere
caso clientele locali
come partire dalla nicchia per allargarsi a keyword più competitive
caso hotel royal
come trovare qualcosa che il cliente può offrire gratuitamente
caso alke (o sendblaster)
come parlare allo staff tecnico
come parlare allo staff poco propenso al mondo web
come ammettere gli errori
come lavorare gratis (se ammettere gli errori non è bastato)
quando lavorare gratis può servire per vendere con altre parole chiave
(caso skebby)

perchè pubblicare tutto quello che sappiamo e perchè dire ai nostri clienti tutto quello che sappiamo (perchè ci da la possibilità di imparare cose nuove)

parlare con i genitori e coi nonni vale oro

come selezionare i clienti (e perchè anche se non lo fai, lo farai lo stesso)

parte tecnica:
performance del server e affidabilità (assenza virus, uptime)
clickthrough rate (bounce back)
qualità del contenuto
trovabilità del contenuto (e piattaforma cms, testualità)
(se esiste) qualità link inbound,
qualità link outbound, social network vitality,
anzianità dominio,
anzianità prima comparsa locale keywords,
keyword density (ci aiuta indirettamente)
tematic keyword density

con l’evoluzione del motore di ricerca sostituiamo il concetto di keyword col concetto di significante, è quindi utile usare nei testi vari sinonimi piuttosto che basarsi sulla sola ripetizione della parola chiave.

CONVERSIONI:

performance del server e affidabilità (assenza virus, uptime)
clickthrough rate (bounce back)
qualità del contenuto
agilità del contenuto (o meglio del percorso di conversione)
senso stretto – perchè esiste questo sito? cosa offre in più rispetto alla concorrenza?

Nei panni degli altri: le necessità che vuole soddisfare chi linka un sito

  • gratitudine
  • condivisione di contenuti col proprio network
  • condivisione di etiche
  • techno-auto-brand (chi linki guarda i referrer delle sue stats)
  • completare un discorso senza copiare contenuti
  • citazione della fonte (utile per autorevolezza)

come sono cambiati i link da quando non c’era facebook. Ora che facebook è uno dei driver mondiali maggiori di visite, sto ancora cercando di capire come google consideri i link inbound da facebook… o se li sappia scovare.

quand’è che la presenza di pubblicità su un sito scaturisce un ‘impressione positiva sui navigatori? Di certo sappiamo quando è negativa per il brand. esempio mastercard techrunch.

Fa parte dell’etica anche dire la verità sui propri clienti. E qui arriva la parte dolente.

NOTA: questo post era nelle bozze dal 22 agosto 2010. Prima di pubblicarlo ho voluto fare un paio d’anni di test, sono stati due anni pieni di esperienze e persone fantastiche, grazie a tutti, spero si possa capire anche qualcosa in più sul “silenzio” che è calato sul blog in questi ultimi mesi.