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in natura gli animali mangiano quando trovano cibo, il senso di sazietà, il senso di fame e gli stimoli fanno parte dell’istinto e funzionano.

Dice Bøckman che non esistono animali selvatici con problemi di obesità. In compenso, esistono molti animali domestici con problemi di obesità. Questo perchè nel modo di vivere dell’uomo ultimamente c’è una certa tendenza all’ignorare gli stimoli naturali dando ascolto a stimoli commerciali indotti dal mercato e dallo stile di vita moderno.

Eugenio mi diceva di aver paura ad usare le soft skill in comunicazione tra colleghi perchè teme di essere ipocrita. Soft Skill (cioè le doti comunicative) si imparano col tempo e con l’esperienza. Le Hard Skill (conoscenze tecniche e pratiche) si imparano più velocemente, ma l’evoluzione della tecnologia rende presto obsoleto il nostro apprendimento. Col risultato che anche nel SEO serve imparare molto altro rispetto ad H1, link e intento dell’utente.

questo è un grafico di quello che si aspettano gli addetti HR quando assumono figure junior e figure senior.

hard-skill-soft-skill

quest’altro è quello che succede in realtà.

percezione-softskill

Cioè una Soft Skill applicata male (magari da un junior) lo fa apparire agli occhi dei colleghi falso ed egoista, la stessa soft skill usata con maestria da un senior lo fa apparire altruista e magari anche un buon capo. Il manager è falso ma ottiene successi ed il junior è sincero ma viene allontanato dai colleghi? Rispondiamo a questa domanda facendo un passo indietro.

vecchia-pubblicita-buitoniA tavola con la bimba (Camilla ha 2 anni e mezzo ora che scrivo) è stato ed è essenziale avere alcune regole. Non si mangia fuori pasto, a tavola si mangia tutti assieme, tutti si mangia quello che c’è sul tavolo e non si chiedono extra dal frigo. Siccome tutti rispettiamo queste semplici regole, la bimba è cresciuta in un contesto in cui il vizio, il capriccio o i piagnistei a tavola non esistevano. Grazie all’autosvezzamento ha avuto da subito la possibilità di scegliere cosa mangiare e soprattutto, di non dimenticare gli stimoli della fame e del gusto. In compenso, in questo periodo guardando la pubblicità in TV, a volte mi chiede “papà voglio mangiare prosciutto” anche se siamo fuori pasto, e fuori contesto rispetto alle nostre regole. E’ in questo momento che credo sia importante tenere duro, e dare uno standard comportamentale. Poi quando sarà grande potrà decidere se fare eccezioni o se prendersi vizi. in questo momento però credo abbia bisogno di una guida.

nei rapporti tra le persone è così. ci sono standard comportamentali, della gentilezza, del buon senso, del rispetto altrui ecc… che fanno sì che chiedendo un piacere ad un collega amico si ottengano spesso lavori migliori rispetto a quelli che ha un capo iroso che comanda senza rispettare la dignità altrui. Chiedere con gentilezza ed usare gli aggettivi adeguati nel lavoro coi colleghi non è ipocrisia, ma è comunque manipolazione di quella nostra parte istintiva che quando vede un lavoro di merda vorrebbe poter dire “questo lavoro fa cagare!“. Invece bisogna girarci attorno, far valere vari punti di vista, chiedere per piacere, insomma, quello che alle risorse umane riassumono con “soft skills”, tutto questo e molto altro evitando di rompere il delicato equilibrio dei rapporti interpersonali, governati dall’autostima e dall’autorevolezza (oltre che dalle figure di merda).

Tornando alla metafora del cibo (sopra potete vedere una vecchia pubblicità che ho trovato ad una mostra sulla vecchia pubblicità, che faceva leva sul misterioso Acido Glutamico, potente attivatore dell’intelligenza) Acido Glutammico sì, ma con moderazione? Uccido il mio istinto e divento obeso? Soft Skills si, ma con moderazione? Il problema è che le soft skill comprendono appunto anche la moderazione stessa e la comprensione del contesto nel quale si comunica. In alcuni casi un messaggio diretto può arrivare a segno, altre volte lo stesso messaggio diretto può causarci ostacoli a non finire, tutto dipende da “come la prendono i colleghi” e cioè da come la diciamo, e da quali aggettivi usiamo per definire i problemi.

Capire dove arrivi l’istinto e dove arrivi la voglia di successo di un individuo è un’impresa ostica. Mentre nella fame l’istinto è abbastanza facile da ascoltare, nei rapporti interpersonali la coscienza viene annebbiata dalla voglia di prevalere, e a volte scambiamo per sincerità una semplice arroganza.

Sempre ieri, e sempre Eugenio, mi ha chiesto “come fai ad essere sempre così positivo?“. La mia risposta istintiva è stata “non sono positivo, anzi…” però l’ho solo pensato, non l’ho detto. Ho invece detto “gioco molto ai videogiochi“, ho quindi accettato il complimento ed ho dato qualcosa su cui riflettere (nella fattispecie questo fantastico editoriale di Stefano Silvestri) perché alla fine, accettare il ruolo che gli altri ci danno fa parte del gioco. Crearci il nostro ruolo su misura invece, sarebbe un bel progetto per questo 2015, che ne dite?

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