nuovo progetto: Menate virali sui motori di ricerca

State of the Blogosphere 2010 - pag 26

Rubo 5 minuti dal nuovo progetto che mi sta occupando il 100% delle giornate lavorative (Amici e clienti della mia partita Iva non temete, ho ancora tutti i fine settimana per lavorare!) per dirvi che…

non esistono gli influencers

Paul Adams parla infatti di ristretti gruppi di persone, ed esclude l’esistenza dei famosi “influencers” di cui teorizzava l’esistenza Malcom Gladwel (nella sua pietra miliare “tipping point”)

Ma ora la domanda che vi state facendo tutti: perchè dovrei interessarmi di queste proto-menate psico/antropol/digitali?
Semplice: perchè a Populis mi sto occupando di viralità applicata al posizionamento sui motori di ricerca, cioè in parole povere link building white hat. Figo no? Non so neanche cosa vogliano dire queste parole! hahah ma con l’aiuto del SEO ROBOT tutto è possibile. Comunque è probabile* che nei prossimi anni i motori di ricerca si disintossicheranno da questa bulimia di assegnazioni di valori sulla base del numero/qualità dei link in entrata.

*probabile:
speriamo senò che delirio diventerà il web dei motori di ricerca?
Ah, mi dicono che il web è già un delirio, aggiornatevi.

quando l’intelligenza collettiva fallisce?

Pare che per il funzionamento dell’intelligenza collettiva serva mantenere gli intervistati inconsapevoli delle decisioni altrui (qui riassunto), non siamo lontani dai paradossi del voto della sociologia tradizionale, insomma il gatto per essere vivo non deve essere guardato.

tra SEO e algoritmi di personalizzazione senza etica

Una bolla di personalizzazione che ti separa dalle informazioni non desiderate, non interessanti. E’ da Caffeine che ne parliamo tra addetti al settore SEO, eppure solo oggi scopro questo video:

Dopo anni di sforzi per portare tutto internet ad un solo grado di separazione da una singola ricerca, siamo arrivati nell’epoca della pre-masticazione dei nostri gusti da parte degli algoritmi. Parisier accomuna la vecchia figura degli “editori” con la nuova figura dell’algoritmo che ci “seleziona” cosa guardare. Al di la delle solite profezie del male che incombe, è importante divulgare una serie di passaggi che sia i motori di ricerca che i Social network stanno facendo fuori dalle interfacce (tutto ciò che non è nell’interfaccia, in informatica non esiste, mentre usabilità è solo un altro modo di dire standardizzazione).

Come già qualche anno fa sul problema logico/etico che rende differente il ritrovamento di informazioni tra i motori di ricerca e social network, ad oggi vale ancora il trittico di tesi:

  1. non puoi cercare qualcosa, se non sai che esiste
  2. non puoi sapere quale dei tuoi contatti sociali aumenterà la tua conoscenza in modo apprezzabile
  3. ciò che è stato visto, non potrà più essere non-visto

Il futuro ruolo degli “scopritori” tipo Kottke non mi è ancora chiaro, non capisco se saranno chiamati giornalisti, se dovranno avere qualche caratteristica personale e se potranno vivere della loro attività.
Ciò che mi è chiaro invece è che la possibilità di trovare le informazioni migliori è affidata alle persone che ci conoscono veramente, che per caso notano qualcosa che ci potrebbe interessare e ce la comunicano. Certo che se non lasciamo entrare nessuno nel nostro concetto di “uno”, allora forse la nostra sopravvivenza sarà a rischio, perchè da soli non riusciamo a scoprire tutto ciò che ci servirebbe.
Mentre proprio le università sono potenziali fucine di intelligentissimi ladri, tutto ruota attorno a fiducia, conflitti d’interesse, etica personale e una serie di cose già scritte da Russel.

Perchè l’etica dovrebbe interessare un algoritmo di personalizzazione dei risultati? Dal punto di vista dei SEO la personalizzazione è solo una ulteriore complicazione, eppure dovrebbe servire per concentrarsi sui contenuti piuttosto che sul codice.

A proposito di assenze di etica, pare che Facebook abbia pagato un’agenzia di PR per parlar male di Google, forse non è più così vero il “basta che se ne parli”?

per quanto riguarda invece le motivazioni nel produrre ottimi risultati, vi metto quello che secondo me è la continuazione ideale delle proposte di Bertrand Russel. Non centra direttamente col SEO, siete avvisati.

Update: oggi mi ha segnalato Giacomo che esiste un motore di ricerca (a risultati cumulativi presi da bing, wolfram alpha ecc.) che ha fatto del “toglimi dalla bolla” un motivo stesso della propria esistenza (verso i consumatori si dice “value proposition” nello pseudo-marketing che sto vivendo nella nuova azienda). Saremo mai consumatori abbastanza preoccupati di queste fughe luddiste dall’imperante evoluzione imposta dai detentori del monopolio nell ricerca? Per ora sembra di no:
percentuale di uso di google, bing e yahoo nel mercato della ricerca
A distanza di un anno mi fa piacere di non essere più il solo “uno” che si preoccupava di queste cose.

Google Blacklist

Si, forse stanno esaurendo i segnali di controllo per stabilire i posizionamenti, e aggiungono l’esclusione diretta dei risultati da parte degli utenti. Gli effetti della Google Blacklist potranno voler dire guerra diretta tra competitor: cercheranno consenso, faranno X sui siti altrui come oggi fanno clic sulle adwords altrui. Un’altra occasione per osservare gli immensi esperimenti di Google che cerca di far leva sull’intelligenza collettiva per offrire servizi “migliori”. Sulla soggettività intrinseca nel concetto di “meglio” e “peggio” ovviamente siam tutti di fronte alla scatola nera dei misteri.

Esempi di query “faccettizzate” e Linked Data

Mi sono accorto solo oggi che TBL aveva già fatto un video divulgativo sul web semantico e in particolare su Linked Data:

per chi non ha voglia di guardarlo, alcuni esempi di query che si possono fare già oggi sulla versione “faccettizzata” di Wikipedia:

come avete capito è il modo in cui Fabio Fazio e Saviano fanno le famose “liste” di Vieni via con me, in pratica tra qualche anno quelle pallose ricerche per le tesi di laurea si faranno un mezza giornata, senza distrazioni, con l’aiuto di un network di computer che condividono i dati legati tra loro semanticamente e niente più buffi particolari nelle biografie dei personaggi famosi, ameno che ovviamente non si chieda al sistema una lista completa delle cose buffe dei personaggi famosi del quindicesimo secolo.

Una cosa molto interessante che dice Tim finalmente risponde a una domanda che mi facevo qualche anno fa. Cioè come si fa a rispondere a una domanda che nessun altro si è ancora posto? La risposta più vicina che si da oggi è linkando semanticamente basi di dati di tutto il mondo. La domanda comunque mi era venuta in mente dopo aver visto un altro video di Ken Robinson dove diceva

“noi dobbiamo istruire i nostri figli a saper rispondere a domande che noi non conosciamo ancora, perchè noi oggi stiamo risolvendo problemi che i nostri padri non sapevano nemmeno che sarebbero arrivati”.

fonti dell’articolo

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