Vetrine e moltitudini

il SEO e le vetrine su strade vuote e piene

In fondo il posizionamento sui motori di ricerca è solo un’altra vetrina. Nel primo libro sul SEO che Raffaele mi chiese di studiare, mettevano a confronto la vetrina del negozio sulla strada trafficata e la vetrina del negozio sulla strada deserta. La similitudine non serviva per capire qualcosa del posizionamento, serviva per vendere il libro stesso, e devo dire che qualche volta l’ho anche usata con successo per far capire ad un cliente in fase di preventivo il valore del lavoro che si andava a fare. Tra queste due immagini, strada trafficata e strada vuota, a parte le considerazioni banali vorrei parlarti di che differenza c’è tra nessuno e tante persone e soprattutto di cosa possiamo fare quando si sta nel mezzo, quando cioè il nostro sito non si schioda dalle 50 visite al giorno, ho già scritto tante guide seo che vanno bene per i principianti, quindi oggi vorrei parlare un po di filosofia o meglio meta-mestiere.

In questi ultimi anni come consulente mi contattano cercando trucchi e magie, ogni volta è dura spiegare le basi, anche perchè sembrano finte, agli occhi di chi si aspetta una magia.

Le magie sono anche le promesse di eventi come il Be-Wizard, Sii-Mago, potremmo tradurre in italiano. Da quando ho spostato il SEO-Camp in modalità 100% online, ho iniziato a tenere corsi di persona, come il SEO-Training (che si terrà anche quest’anno). Le promesse sono sempre tante, eppure la didattica dei maestri si riconosce sempre (per esempio al Be-Wizard dell’anno scorso c’era uno dei miei idoli, Avinash, che ha fatto della didattica una formidabile arma di marketing). Nella didattica non ci sono magie, c’è la consapevolezza profonda in chi promulga “modi di fare” che l’azione stessa del comunicare farà parlare degli insegnanti, genererà link spontanei, porterà notorietà, rank dei motori di ricerca e di conseguenza ricchezza (se si sa anche come monetizzare il traffico…).

Oggi i nostri prof della scuola pubblica ricevono una grande ricchezza emotiva, e nessuna ricchezza economica. Come insegnanti di SEO si tende a preferire il volgare soldo alle emozioni che può restituire un pubblico. In realtà poi, le cose utili si hanno solo in presenza di pubblico sveglio, attivo, pro-attivo e rompi palle. Il pubblico rompi palle è il motivo per cui i barcamp erano fighi e pieni di insegnamenti utili. Però solo i leader riconosciuti del settore sanno portare le grandi masse di persone in una stessa aula, e solo pagandoli molto bene riesci ad avere questi sapientoni. Oppure li devi conoscere di persona. In ogni caso quando trovi un membro onorario di un pubblico rompi palle, più è grande la massa di persone, più il rompi-palle sembrerà fuori luogo, un disadattato modello Kanye West  (o anche il protagonista di Caterina va in città se l’avete visto).

La chiave in fondo, è però che questi personaggi che da soli sanno sentirsi addosso i giudizi di una moltitudine, li devi conoscere per sapere che esistono e devi conoscerli a fonto per sapere che magari hanno un blog oscuro che riempiono di luce ogni giorno. o una volta al mese. Poi queste persone che valgono quanto una moltitudine per te (e solo per te) come fai a coinvolgerle? Quella antica e vetusta arte delle conoscenze, degli scambi di favori e del saper fare squadra potrebbe tornare utile, anche nel nostro secolo digitale.

forse non ti sarà molto chiaro, eppure… è giusto che un link su un sito non visitato da nessuno possa pesare quanto un link su un sito visitato da centinaia di persone … al secondo? i motori di ricerca per ora non riescono a misurare anche quante persone passano per un sito… (almeno dichiarano di non farlo nonostante si installino i loro stessi sistemi di analisi…) eppure riescono a ricostruire l’autorevolezza in modo abbastanza affidabile (vedi anche gli studi di Daniel Russell).

Un museo ha meno valore perchè non lo conosce nessuno?

Su cosa sia un museo, Ettore Guatelli credo abbia ancora qualcosa da dire. Per capire un po’ dove sono e chi sono queste persone che rappresentano moltitudini vorrei incollarvi finalmente una discussione che ho avuto qualche anno fa col grande Napo degli Uochi Toki, uno che mi ha insegnato tante cose.

Capire i Link, verso i +1

In fondo i link rappresentano bene sia una “moltitudine” che una persona singola. Il giorno in cui i motori di ricerca sapranno ricostruire il valore di una persona sul web, daranno anche valore ai link di quella persona, perchè a differenza di noi umani, dal loro punto di vista hanno una percezione “globale” di dove si spostano attenzioni e investimenti. Non è forse quello che stanno cercando di fare con i +1?

simone

gli individui che rappresentano una moltitudine in fondo sono capi d’azienda, capi di stato e uomini della politica. il conflitto d’interessi tra un’azione “pubblica” e una “privata.

ma noi parliamo di altre moltitudini, quelle che stanno dentro. sembra spontaneo confrontarci numericamente. e tu napo quante moltitudini rappresenti? io 1000 tu 10000? no credo di essere indietro

ti chiedo per piacere o coi pensieri o con le opere di farmi sapere cosa intendi.

napo

gli individui che rappresentano una moltitudine in fondo sono capi d’azienda, capi di stato e uomini della politica. il conflitto d’interessi tra un’azione “pubblica” e una “privata.

essendo questo non un fatto ma una speculazione operata sia dai rappresentanti che dai rappresentati, non lo ritengo un presupposto.
tra quelli che rappresentano ci sono anche coloro che non vogliono rappresentare, e tra coloro che vengono rappresentati ci sono anche coloro che non vogliono essere rappresentati.
tuttavia nonostante la dissidenza, coloro che “non vogliono” sono acclusi nel numero dei rappresentati e rappresentanti quando si vuole fare un discorso, per rendere così più fluide le argomentazioni.
di conseguenza non lo faccio passare come presupposto ad una discussione.
anche se ciò che scrivi dopo non è esattamente inerente.

ma noi parliamo di altre moltitudini, quelle che stanno dentro. sembra spontaneo confrontarci numericamente. e tu napo quante moltitudini rappresenti? io 1000 tu 10000? no credo di essere indietro

sempre sul rappresentare.
sono daccordo nel dire che io non sono una persona sola.
potrei essere una ventina di persone.
ma a questo punto ciò che stai leggendo o che senti parlare non è una sintesi bene equilibrata di questa piccola folla.
bensì una miscellanea eterogenea di pareri che qualcuno per comodità riassume nei confini di una persona.
e questo si correla veramente poco al discorso delle rappresentanze speculate dei capi potenti, i quali sono sicuramente i primi a sapere quanto loro stessi non stiano rappresentando niente.
quindi io sono una folla, ma non rappresento una folla, altrimenti non sarei una folla e per me sarebbe facile dimostrare di essere una folla, quando invece il mio essere una folla non viene rilevato.
questo soddisfa la tua curiosità?

simone

la conoscenza rappresenta una moltitudine?quante persone ho visto dotate di conoscenza che pure mi sembrano individui singoli. ognuno a costruire la propria rete di conoscenze, che nel mondo procedono ognuna nella direzione della propria autoaffermazione.a quanto ho vissuto, una sinergia tra due individui può produrre una moltitudine; diventa un generatore. (generatore si chiama questa vecchia musica: angolo pubblicità:http://svgr.altervista.org/index.php?dir=musica%2F)cantare è autoreferenziale dichiarazione d’indipendenza di sinergie che possano esistere anche senza un altro individuo (ed è per questo che mi piacciono i cori, credo). non so. ci vedo tentare teorie e modi di vivere come se comprassimo biglietti della lotteria, sperando. di una speranza sporca, con conflitti d’interessi dei sogni di quando eravamo piccoli, che abbiamo dimenticato e trasformato.nel mio ex-lavoro c’è un concetto da sapere, che è la coda lunga.
(http://en.wikipedia.org/wiki/Long_Tail#Crowds)

napo

la conoscenza rappresenta una moltitudine?
quante persone ho visto dotate di conoscenza che pure mi sembrano individui singoli. ognuno a costruire la propria rete di conoscenze, che nel mondo procedono ognuna nella direzione della propria autoaffermazione.

a quanto ho vissuto, una sinergia tra due individui può produrre una moltitudine; diventa un generatore. (generatore si chiama questa vecchia musica: angolo pubblicità:http://svgr.altervista.org/index.php?dir=musica%2F)
cantare è autoreferenziale dichiarazione d’indipendenza di sinergie che possano esistere anche senza un altro individuo (ed è per questo che mi piacciono i cori, credo). non so. ci vedo tentare teorie e modi di vivere come se comprassimo biglietti della lotteria, sperando. di una speranza sporca, con conflitti d’interessi dei sogni di quando eravamo piccoli, che abbiamo dimenticato e trasformato.

perchè fare una sintesi di cosa sia il cantare?
chi vedi e senti cantare non è vestito dell’autoaffermazione che potresti avere tu stesso se fossi tu il cantore.
l’unica cosa che potrei vedere come autoreferenziale è il non esistere.
al massimo posso concedere che qualcuno sia autistico.
ma autoreferenziale di fatto è un termine che crea delle sintesi comode e imprecise.
anche autoaffermazione è un vocabolo-segmento quindi una parte ben delimitata di una linea retta che non viene indagata.
non viene indagato nemmeno il piano a cui questa linea appartiene.
e i postulati della geometria a cui il piano appartiene, vengono presi in esame come casi isolati, astratti, senza correlazioni con il pratico.
le riflessioni che mi proponi mi paiono un po’ dei segmenti.
la parte interessante del cantare non è certo cosa sia il cantare, perchè analizzare il “cos’è” porta necessariamente a fare una fotografia di un oggetto in movimento, e per quanto tu possa fermare la luce per una frazione di secondo, per quanto tu riesca ad ottenere una immagine nitida e ben delineata, si tratterà pur sempre della rappresentazione ferma di qualcosa che si muove.
l’autoaffermazione è un punto di partenza e i cosiddetti tentativi hanno sempre un risultato, che sia desiderato o indesiderato, non voluto e a volte addirittura non visto e riconosciuto.
il paragone con la lotteria non è funzionale nella misura in cui la lotteria è tutto tranne che qualcosa di incerto.
è una speculazione e deve sembrare puro caso e pura fortuna per chi compra il biglietto, essendoci in realtà delle altre entità in gioco che influiscono nella relazione del giocatore con il caso, ovvero coloro che guadagnano i soldi sul gioco della lotteria.
insomma,una simulazione del caso.
la sintesi è utile per sospendere il tempo e fare delle analisi ma è necessario sapere che mentre stiamo analizzando, il soggetto è già mutato.
non posso fare altro che lanciarti dei piccoli segnali facendo capolino da questo flusso della mutazione.
una sinergia tra individui avviene anche sul piano cinetico.
e a volte non crea pluralità ma unisono, seppur per pochi secondi.

nel mio ex-lavoro c’è un concetto da sapere, che è la coda lunga.
(http://en.wikipedia.org/wiki/Long_Tail#Crowds)

ho difficoltà con la sintassi inglese su spiegazioni tecniche di cose che conosco poco.
andrò a cercare l’equivalente in italiano

 simone

Ti nominavo il canto perchè il presunto artista cerca una nuova verginità dell’espressione, mentre chi ascolta vorrebbe fosse infranta la propria necessità di sentire qualcosa che per la prima volta esprima ciò che viene sentito e non trova parole. In questo caso la momentanea sinergia di prodotto e fruitore sembra generare una moltitudine di epifanie, in chi ascolta e crede di percepire gradevoli frontiere della comunicazione, e in chi produce che sente per un attimo dissetata la propria necessità. Dove arrivino le motivazioni mi è oscuro ed è il motivo per cui tento possibili teorie su ciò che spinge l’artista a cercare un terreno comune col suo audience, malleabile audience che si autofidelizza, si filtra per dare a ogni artista qualcuno in grado di sentire. Più è intenso e soggettivo il sentimento e minore il numero di persone in grado di coglierlo attivamente, sembra.

Forse per questo motivo c’è sempre anche un rapporto di sostegno/fratellanza tra chi introduce all’opera e chi fruisce. Un amico che presenta un gruppo musicale che gli è piaciuto tenta di portare un nuovo vocabolo nel dizionario dell’amicizia tra noi e lui, e come tale noi accogliamo il suo consiglio, che in alcuni casi ci farà trovare una nuova verginità infranta. In altri casi, se dovessimo ignorare il consiglio, porrà le basi per una nuova frattura nel complesso rapporto delle amicizie.

La pluralità di motivazioni che spingono chi fruisce l’opera a continuare la fruizione mi ricordano invece la continua ricerca delle prime volte, in cui qualcuno ha saputo toccarci su corde interiori facendoci vibrare all’unisono con una loro autoimmagine sperata e non ancora posseduta.

Dove porterà la prossima onda fatta di moltitudini tra amicizie e artisti che trovsano qualcuno  che li ascolta? La tua perspicacia comunque è forte ed è vero mi sento segmentato, questa che ti allego è la mia compilation dedicata alle voci segmentate.

simone

Napo posso pubblicare questa nostra conversazione sul mio sito?
siccome ci sono parole tue, mi sembra giusto chiedere

napo

Che tipo di sito è?
Cosa ti spinge a volerla pubblicare?

simone

il discorso sulle moltitudini ha corrispondenze dirette nell’attuale teoria delle reti sociali. il mio interesse è iniziato quando nel 2001 malcom gladwel ha scritto un libro chiamato “the tipping point” che ipotizzava l’esistenza di individui con una influenza sulle masse molto superiore a quella degli altri esseri umani. faceva il caso delle malattie di origine sessuale, che si propagano solo se in una certa città almeno TOT influencer si ammalano (sono persone che hanno circa 1000 volte il numero di rapporti sessuali degli altri).

allora l’anno scorso un tizio di google (Paul Adams) sen’è uscito con una teoria: che non esistono questi individui, che si tratta solo di legami deboli e legami forti tra le persone, che spingono le persone a creare dei “gruppi” di interesse che agiscono influenzandosi a vicenda (e fin qui niente di nuovo, se ti ricordi come ci si passavano le audiocassette tra amici e si ascoltava tutti un po la stessa musica). ora il fatto è che paul adams è andato a lavorare a facebook, dove ha importato le sue teorie. e qualche giorno fa sen’è uscito con questo post: in cui dice che non è per niente sicuro che esistano gli influencers, anzi ipotizza l’esistenza dei micro gruppi connessi per lo stesso ruolo relativo all’influenza.

ora con te ho parlato di persone che sono moltitudini, e il concetto mi sembra molto simile. volevo scriverci un articolo per pubblicarlo perchè:

  1. non trovo nessuno interessato a parlare di queste cose con me
  2. pensavo che neanche tu fossi interessato a parlarne via mail (non hai piu risposto alla mia mail)

allora ti chiedevo se potevo pubblicarlo fuori in modo da cercare altri con cui parlarne.

non si sa mai.

ah il mio sito è questo: http://www.goatseo.com/ ci scrivo di ottimizzazione per i motori di ricerca (che è il mio lavoro). l’altro sito su cui ne vorrei accennare è quello che dedico ai concetti che scrivo e che non caga veramente nessuno: harrr.org/rrr

ciao grazie per la risposta.

napo

Mi è stato prestato un libro molto interessante che cerca di svolgere tecnicamente proprio la tematica che stai analizzando tu.
Si intitola “Link”, l’autore è Albert-Laszlo Barabasi.
Per quanto riguarda me , ritengo che una teoria sulla diffusione in relazione alla dicotomiamoltitudine-individuo conduca a farsi una idea in merito quindi alla non-comprensione.
Per quanto riguarda le mie risposte vacanti che hanno lasciato la conversazione in sospeso posso dirti che, dipende dal numero di conversazioni simultanee che provo a seguire. se tale numero è troppo alto il mio non-rappresentare una moltitudine mi porta a dispedere l’attenzione e a lasciare qualcuno senza risposte.
Per quanto riguarda il pubblicare o meno la nostra conversazione monca, la risposta è si.
però devi pubblicarla integralmente comprendendo questa ultima parte dove tu mi chiedi se puoi pubblicare e io ci metto 2 settimane a risponderti perchè sto facendo la stagione in cucina.

n

simone

anche io mi son fatto 6 mesi in cucina (al termine dei quali mi hanno cacciato a calci in culo)

hai una mia pacca sulla spalla virtuale. grazie alla prossima. (ps. domanda da groupie: quando esce il nuovo disco?)

napo

io invece spero di tirare calci in culo allo chef.
che non è uno chef ma pazienza.

hai una mia pacca sulla spalla virtuale. grazie alla prossima. (ps. domanda da groupie: quando esce il nuovo disco?)

credo nei primi mesi del 2012.
e dico credo perchè io sto ancora scrivendo e non so con esattezza quando finirò.

posto che esistano davvero queste persone… che valgono come una moltitudine…

voi come fate a trovarle? C’è davvero ancora bisogno degli incontri “fisici”? Siamo pronti per andare 100% online?

indipendenti – il mio business model 2012

Tempo di conti. Oggi vi racconto la struttura economica dei miei ricavi nel mondo dei motori di ricerca. Chiuderò l’articolo descrivendo gli altri modi di fare soldi con la scrittura per i motori di ricerca, sempre restando indipendenti.

bilanciamento ricavi e gestione del rischio!

Incasso il 50% dei ricavi in forma continuativa, contratti a progetto o assunzioni a termine presso un cliente principale. L’altro 50% è variabile a seconda delle performance  (vuol dire che incasso solo quando il cliente vende un prodotto). (PS. la gestione del rischio non c’entra niente ma è una parola che mi esalta).

gestione del tempo

Do supporto agli utenti, scrivo, studio e tengo la contabilità per i contratti a performance la mattina dalle 7 alle 9, e la sera dalle 18 alle 19.30, mentre sono in treno.

Durante gli orari d’ufficio sto dal cliente principale e cerco di sparare più minchiate possibili coi colleghi. Il sabato di solito creo progetti nuovi che danno un po’ di respiro all’anima, come fare le video recensioni dei fumetti o andare in gita per il controllo qualità dei prodotti degli ecommerce che seguo. La domenica dormo e abbraccio la mia mandarina.

clienti principali

Il 31 dicembre finisce il mio contratto a Populis, che non rinnoverò. Dopo alcuni viaggi ad Amsterdam ho capito che non potevo neanche accettare la proposta di Booking, troppo lontana e scomoda per curare una famiglia che non vorrei sparpagliare oltre l’attuale sparpagliamento. Oggi ho accettato ufficialmente la proposta del Sole24Ore, così dal 1° gennaio sarò la persona a cui citofonare se qualche sito del Gruppo24Ore si affossa sui motori. Non posso dirvi quanto mi hanno offerto come contratto, diciamo che è accettabile e ovviamente a progetto.

Perchè lascio Populis, che a gennaio sarà il terzo gruppo in italia secondo le statistiche Comscore del settore news? Perchè al Sole ho più flessibilità e soprattutto c’è il quinta che da solo ha smosso circa il 93% della mia decisione e che soddisfatto dei successi nel lancio di Skebby SMS mi ha segnalato al centro di comando stellare.

contratti a performance e consulenze

Con la partita iva terrò aperti solo i contratti 100% a performance, come la vendita di parmigiano e prosciutto con Parma Shop e le sedie tecniche Komfortsave. Mi spiace molto non aver dedicato il tempo che avrei voluto dare ai veicoli elettrici Alkè, che in ogni caso andranno alla grande.

Sarò disponibile per consulenze spot e corsi seo, se avrete la pazienza di prenotare qualche settimana in anticipo. Ovviamente continuerò anche le consulenze gratis, quest’anno solo per i nottambuli. È cresciuta esponenzialmente la rete di contatti, quindi se vi servono preventivi seo e vi fidate di me, posso consigliarvi altri consulenti dei quali ho verificato i risultati sul campo.

fatevela da soli! L’evoluzione dei motori di ricerca 2012

eccoci alla sezione in cui dico ciò che penso a chi vuole studiare su binari paralleli ai miei (ricordo che internet non si basa sui segreti, ma al contrario sull’apertura, da cui il logo di goatseo).

Ho letto e consiglio caldamente “in the plex” libro magistrale consigliatomi da Luca e che regalerò a Raffaele.

Google da i primi segni di debolezza, la ricerca interna di gmail è ancora una chiavica, così come la ricerca su google plus. L’attenzione per i metadati invece è esponenziale, quindi continua la strada di google per dare strumenti di indipendenza (sia economica che comunicativa) a giornalisti e scrittori:

statistiche per autori cioè “intelligence”, quella possibilità di capire il ritorno d’interesse che le parole generano sui lettori, misurando le azioni dei lettori sulla pagina (tempo di permanenza, % di clic sui nostri link, tempi di rimbalzo).

Mi torna in mente la domanda che si è posto Stefano alla mia prima riunione al Sole: cos’è un editore? (risposte al solito via mail o nei commenti)

nelle puntate precedenti: spazio ai volti dei giornalisti anche su google news, ovviamente passando per la gestione di profili interna di google plus. Se l’autorevolezza deriva anche dal contenitore (come Russel insegna), di certo google vorrà essere il contenitore principale, oltre che la via d’accesso unica per le informazioni.
La nuova splendida interfaccia interna di blogger semplificata e riempita di statistiche, così come YouTube sono strumenti fenomenali e gratis, che tuttavia dovrete capire come usare da soli.

dati dei ricavi sui miei esperimenti

bando alla parte informativa, passiamo ai soldi: oggi la sezione di nerdgranny sulle sedie ergonomiche fa circa 30.000 visite al mese, la crescita lenta e stabile negli ultimi 5 anni.

Ho provato per un periodo a mettere adwords di Google, i ricavi erano sui 5 euro al mese. Ho provato coi circuiti di affiliazione, e sono passato a circa 100/200 euro al mese. Ho preso il telefono in mano ed iniziato a contattare i produttori italiani ed esteri delle sedie che avevo già recensito, chiedendo una percentuale sulle vendite che il mio sito (spontaneamente) generava. Sono passato a 900/1000 euro al mese, con tanto di offerte di lavoro dalle stesse aziende che avevo contattato.

Lavorare con le parole

La lezione? Per partire, i circuiti tradizionali vanno bene, ti fanno prendere le misure. Un passo intermedio potrebbe essere scrivere per conto di aziende che danno formazione (come Blogosfere e Blogo) oppure fregarsene di gestire un sito e concentrarsi sulla sola scrittura (ci sono marketplace come Scribox, Melascrivi, editori su commissione tipo Create in Italia, o DemandMedia, Seed, Contently in Usa, testate indipendenti tipo Blogo o L’Inkiesta in italia e addirittura ci sono ancora editori tradizionali, tipo Corriere, Repubblica, Sole24Ore… tutti quelli che alla fine si battono per comparire su Google News, che non porta tanto traffico insomma, ma fa figo).

Il tuoi prossimi passi

Se sei smanettone nell’anima, magari puoi provare una strada tipo la mia, installazione seo di wordpress fatta a mano, iscrizione ai circuiti di affiliazione, controllo feedback e controllo revenue. Devi anche auto-istruirti e saperti gestire il tempo(cosa che ho imparato a fatica in 6 anni da libero professionista + 4 da dipendente).
Se sai creare solo contenuti e preferisci scrivere che gestirti sito e menate varie puoi aprire un blog su blogger o wordpress, entrambi hanno buone statistiche e i loro circuiti di pagamento. Si posizionano discretamente (con risultati inferiori tipicamente a quelli su dominio personalizzato).
Se hai bisogno di formazione, puoi iscriverti presso una testata di blog indipendenti, ti formano (ci sono persone volenterose, tipo il buon Riccardo Mantica, che tutte le settimane ti chiamano per riprenderti da qualche errore o farti i complimenti per un risultato ottenuto).

Se non ti frega niente di nulla e vuoi solo i tuoi sporchi soldi, iscriviti su un marketplace dei contenuti.

Nel caso tu venga da una famiglia facoltosa, puoi anche provare a studiare giornalismo per poi approdare su una testata “tradizionale” (dai scherzo).

Se hai voglia di diventare indipendente, ti consiglio la spettacolare presentazione di Peldi di Balsamiq, dove spiega come ha fatto lui.

altre guide per chi vuol essere indipendente:

update: oggi google blog ha pubblicare un bel post sull’indipendenza della conoscienza (ovviamente… conoscienza abilitata dall’esistenza di Google) ve lo linko perchè è comunque interessante ed è un tipo di indipendenza a cui non avevo minimamente pensato quando ho scritto il post.

SEO in prima pagina

Lo sapete che questo sito è ancora in prima pagina cercando “SEO” su Google? Non trovate ci sia qualche discrepanza tra l’algoritmo e i risultati di cui la gente è davvero soddisfatta? Non ho tempo per pubblicare i bellissimi post che ho in draft, le consulenze spingono e perdo clienti che non riesco a seguire… sempre per questo benedetto tempo.

Non pensavo che sarebbe diventato importante anche scegliere i clienti giusti coi quali lavorare, per riuscire ad ottenere prime pagine senza perdere troppo tempo in sterili compromessi.

Tempo online che sto canalizzando verso progetti che mi danno molta soddisfazione (tipo il blog sugli opendata) o aziende che pagano bene… e così non resta molto da dedicare alle vecchie glorie, tra cui questo poderoso dominio che, seppure lasciato da solo e senza aggiornamenti ancora mena le mani sulla prima pagina. E voi? Non siete scandalizzati da questi risultati che sembrano scritti sulla pietra? Sarebbe ora di dare spazio ai giovani! Vero?

L’autorevolezza non si fa in due giorni, eppure ci sarebbero decine di siti ben più degni di questo per la prima pagina di Google.

Proponeteli nei commenti, con la motivazione.

*il quadro nella foto è di uno dei miei pittori preferiti: Manlio Manvati

Grazie per aver partecipato al webinar!

Si è appena concluso il webinar del SEOTraining dedicato a Panda, grazie per essere stati dei nostri, ci vediamo alla prossima! Se avete domande scrivete pure :)

Nel mondo delle parole chiave le mode vanno ad onde, internet è grande come l’oceano, e nei posti periferici come la nostra cara Italia le onde arrivano anche con mesi di ritardo. E’ il caso di Panda, il troppo discusso aggiornamento di qualità, per il quale Google ha già rilasciato una serie di consigli adatti agli “umani” un po’ difficili da digerire per chi vuole scrivere codice che venga letto dai robots.

Slide n°25 dell'intervento "filosofia SEO" al SEOTraining 2011

webinar gratuito il 25 agosto 2011

Nel webinar gratuito che si terrà il 25 agosto alle ore 21 a questo indirizzo, vi dirò come traduco i consigli ufficiali di Google in pratiche concrete sui siti web. Sarà un esperimento interessante, anche perchè largamente improntato alle vostre domande e alla discussione piuttosto che alle solite pallose lezioni in cui chi parla deve sempre far finta di sapere.

prenotati qui, è gratis

dirigi tu la discussione

Tieni presente che daremo la priorità alle domande dei presenti, in ogni caso anche se hai intenzione di guardare il webinar in differita, metti la tua domanda qui e cercheremo di rispondere comunque…
Sarà una bella occasione anche per re-incontrarci con tutti i relatori del SEOTraining 2011.

le domande per umani, di google

  • Ritenete attendibili le informazioni presentate nell’articolo?
    - questa è la domanda più importante e giustamente la fanno per prima, rimando direttamente alle WebCredibility slides di Daniel Russel che ne sa molto più di me.
  • L’articolo è stato scritto da un esperto o un appassionato che conosce bene l’argomento, o è più superficiale?
    - un’idea è sicuramente il rel=author di recente implementazione, poi iniziamo a spiegare l’uso dei termini rari.
  • Il sito contiene articoli duplicati, che si accavallano o sono ridondanti in merito ad argomenti uguali o simili, solo con parole chiave leggermente diverse?
    - questa è prettamente tecnica, iniziamo col mettere in “index, no-follow” tutte le pagine di categorie e tag duplicati dei nostri blog.
  • Fornireste tranquillamente i dati della vostra carta di credito su questo sito?
    - di questa ne parliamo… c’è molto da discutere.
  • L’articolo contiene errori ortografici, stilistici o false informazioni? Gli argomenti sono basati sui reali interessi dei lettori del sito oppure il sito genera i contenuti in base ai presunti argomenti che potrebbero ottenere un buon posizionamento nei motori di ricerca?
    - questa si risponde quasi da sola, in ogni caso iniziamo a spiegare cos’è uno scraper e perchè stanno molto antipatici.
  • L’articolo fornisce contenuti o informazioni, rapporti, ricerche o analisi originali?
    - idem.
  • La pagina in questione è molto più utile rispetto alle altre pagine visualizzate nei risultati di ricerca?
    - su questa facciamo qualche esempio pratico, che valgono di più di tante parole.
  • In che misura viene controllata la qualità dei contenuti?
    - questa è una domanda che vale per chi ha una redazione, anche sui piccoli comunque possiamo fare una certa revisione delle cappelle, quando ricordiamo dove le avevamo fatte…
  • L’articolo tratta entrambi i punti di vista in merito a una notizia?
    - in questa ci rifacciamo direttamente al NPOV di wikipedia (che speriamo tenga duro btw).
  • Il sito è considerato un’autorità riconosciuta in merito all’argomento che tratta?
    - e qui iniziamo a menarla col link building, passando anche per il riconoscimento delle menzioni offline.
  • I contenuti sono generati in serie o assegnati a molti autori diversi, oppure distribuiti su una vasta rete di siti cosicché singole pagine o siti non ricevano molta attenzione o cura?
    - qui non ho capito bene a cosa si riferiscano, probabilmente la passerò ad altri se nel frattempo non riesco a studiare e capire meglio cosa intendono.
  • L’articolo è stato scritto bene o sembra essere stato redatto senza alcuna cura o in modo sbrigativo?
    - mi fa ridere il “sembra”, comunque anche questa si risponde da sola… o quasi, vediamo se ci sarà anche qualche copywriter in linea passo la parola volentieri.
  • Relativamente a una query sulla salute, vi fidereste delle informazioni fornite dal sito?
    - ecco questa è la mia seconda domanda preferita, un’ottima scusa per passare una buona mezz’ora a chiedersi perchè “alfemminile” appaia ovunque e in ogni circostanza.
  • Considerereste il sito una fonte autorevole nel momento in cui viene nominato?
    - qui sostanzialmente si tratta di riconoscere entità offline, ma anche parlare di link autorevoli ci sta
  • L’articolo fornisce una descrizione completa dell’argomento?
    - questa è bella, citerò ancora wikipedia probabilmente, ma anche nerdgranny (che è il mio sito d’esempio per quasi tutti i corsi ormai)
  • L’articolo contiene un’analisi dettagliata o informazioni interessanti che non siano ovvie?
    - anche questa è bella, se davvero sanno riconoscere questi dettagli non mi spiego davvero molti forum tra le prime posizioni, eppure mi spiego il perchè di tanti forum di nicchia o mailing list ancora in serp, mi piacerebbe parlare di ecologia dell’informazione in questo caso.
  • Si tratta del tipo di pagina che aggiungereste ai segnalibri, condividereste con un amico o consigliereste?
    - questa è bella e facile da capire, però è più difficile da implementare. Ed è qui che entra finalmente in campo il real time e l’aggiornamento delle risorse online.
  • Nell’articolo ci sono troppi annunci che distolgono l’attenzione dai contenuti principali o interferiscono con essi?
    - togli il 18° riquadro adsense per piacere.
  • Vi aspettereste di trovare l’articolo in una rivista, un’enciclopedia o un libro cartacei?
    - anche questa si riferisce al mondo offline, a mio parere sopravvalutato.
  • Gli articoli sono corti, inconsistenti o comunque privi di informazioni specifiche utili?
    - se vedo scomparire anche solo uno dei 100 aggregatori che mi copiano gli snippet dall’RSS prometto che faccio un post ad hoc per ringraziare panda.
  • Le pagine sono realizzate con estrema cura e attenzione per i dettagli o non lo sono affatto?
    - questa è un duplicato, come al test di psicologia che facevano fare ai 3 giorni di leva.
  • Gli utenti si lamenterebbero trovando pagine provenienti da questo sito?
    - e chiudiamo in bellezza con una bella banalità che punta sul senso di colpa dei webmaster, ci rivedremo tra un mesetto forse con la google religion… (questa era un’anticipazione che si meritano tutti quelli arrivati a leggere fino a questo punto)

(domande tratte dal post ufficiale su google blog in grassetto, sotto le mie risposte che preannunciano quello di cui parleremo al webinar).